June 23, 2009

visioni arretrate /1

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Purtroppo ho smesso di recensire i film visti negli ultimi mesi. L’altro blog sta prendendo il tempo disponibile al cazzeggio, e questo irrimediabilmente è diventato obsoleto, ma mantiene una sua ragione d’essere. Ecco un veloce riepilogo.

The Wrestler

3.5

Dopo la figuraccia di The Fountain, Aronofsky si fà perdonare con un ottimo film, iper-realistico, anti-retorico, onesto. Qualcuno l’ha trovato lento, non certo un cultore di Tarkovsky come me. Spiace solo che abbia abbandonato lo stile jovane da clip alienata di Mtv che ne Il Teorema del Delirio e in Requiem for a Dream gli procurarono tante critiche di "manierismo"- si sa, ci si lamenta tanto dell’assenza di sperimentazione, ma quando poi qualcuno sperimenta (con ottimo risultato, il crescendo di ansia in RfD è al 50% dovuto alle trovate registiche) si esercita appieno la funzione di "critico bacchettone" (vedere gli impietosi giudizi del Mereghetti su Lars von Trier).

Con questo film Aronofsky si è normalizzato, diventando da avventuroso e paraculato studente di Harvard quello che doveva diventare: un ottimo regista. Niente di più.

 

Natural born killers

4

Pensavo: Stone è quello che mi piace a pelle perché professa l’antiamericanismo filoamericano in America (ogni cosa è filoamericana in America, anche gli anarchici), perché è un ribelle alla sua veneranda età, perché fà un film su Castro. Quindi sarà una superstar montata senza spessore, che vive di rendita dopo Platoon, andando in giro ubriaco in macchina perché così si è veramente contro, ma tanto lo fà anche Britney Spears.

E invece no, è un regista cazzutissimo. Il suo bel film su Bush ha il dono raro della modestia e della semplicità di linguaggio. Quest’altro, no, ma è semplicemente geniale. Storia del cinema (come vi diranno tutte le guide al cinema) la scena in stile sit-com. Per il resto, non so che dirvi, guardatelo. Questo film è praticamente un remake ben fatto di Cuore Selvaggio (a quattro anni di distanza): analoga è l’ispirazione televisiva mentre differisce per via della critica sociale ai media. Ma cita molti altri film: Fargo, Sergio Leone (la scena della pistola e del fucile), Inland Empire… Solo che alcuni di questi film dovevano ancora venire.

Fargo

4

A mio avviso il migliore dei film dei Cohen (sì, meglio di Lebowski!).

Cane di paglia

4

Sam Peckinpah rischia di rimanere noto solo come regista de Il Mucchio Selvaggio. Allora vi segnalo quest’altro film stupendo, ambientato nello spazio stretto di un paesino della Cornovaglia. Il razioncinio di un matematico, contro la brutalità animale della gente del luogo, sublima in una violenza meditata e spietata, in nome di un principio superiore.

Ghost Dog

3.5

Jim Jarmusch. Comincio a esaurire i commenti orginali.

Louis Michel

1.5

Stufi dei voti alti?

L’hanno passata per la commedia dell’anno, ma francamente è un filmaccio. Buona l’idea per la prima metà: un gruppo di donne licenziate che decide di mettere insieme i pochi risparmi per assoldare un killer incapace, con scene veramente divertenti. Il primo tempo merita un voto alto. Ma siccome l’idea non riusciva a reggere da sola tutto il film, dalla seconda metà in poi risulta tutto ripetitivo e noioso, e alla fine si inventano una trovata posticcia nel tentativo di salvare il salvabile, ed invece fanno naufragare quello che c’era di buono.

Traffic

3

Solderberg è sicuramente tra i registi americani migliori, e mi ha aiutato a capire meglio certe notizie provenienti (tramite Internazionale) dal Messico.

Ladro di orchidee

1

Charlie Kaufman, geniale sceneggiatore cinematografico e di videoclip, scrive una sceneggiatura sulla difficoltà di adattare cinematograficamente il romanzo di cui avrebbe dovuto scrivere la sceneggiatura per il film in questione. In crisi per la difficoltà di rendere interessante Il Ladro di Orchidee, si inventa un ideale fratello gemello cui affibiare l’onta della schifezza che ne viene fuori. Che dire, il film è esattamente la realizzazione di questo blocco dello scrittore, e l’escamotage non fa che peggiorare la situazione. Siamo ben lontani dal teatro che parla del teatro di Pirandello. Se a questo si aggiunge una regia terribile, il disastro è fatto.

Per lo meno potrà scaricare le responsabilità sul gemello Donald.

March 3, 2009

Fatih Akin - Ai confini del paradiso

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1.5/4

Non ci siamo. Dopo aver fatto un quasi-capolavoro (La Sposa Turca), Fatih Akin prova a rifarlo uguale ma non gli viene. Identico il tema del ritorno alla terra madre Turchia, ma meno viscerale. Manca la tensione emotiva e anche la sincerità, troppe scene sono pretestuose, campate in aria (l’omicidio di Yeter, la vicenda della pistola, l’omicidio della ragazza tedesca), e questa precisa scelta di non far intrecciare i destini dei protagonisti (entro i limiti del film) non ha lo stesso senso che ne La Sposa Turca. Là, le vite dei due erano intrecciate da un rapporto reale a distanza che non sublimava, ma per tutto il film era desiderato (dallo spettatore), qui invece sono due storie scollegate fin dall’inizio; a parte gli inutili punti di contatto, potrebbe essere benissimo un film ad episodi giustapposti. E poi, questi silenzi "carichi di significato" senza significato hanno stufato.

February 1, 2009

Oliver Stone - W.

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3/4

Lo sapevamo che Stone sarebbe tornato - di nuovo. Questo è un ottimo film - snobbato dalla critica e ostacolato da oscuri poteri, tanto che non ha trovato distribuzione al cinema ma è stato mostrato direttamente in TV dal LA7. Regia scarna e semplice, personaggi iper-realistici. Ed un punto ben chiaro: "George Bush è un personaggio privo di vita interiore", per usare le parole di Stone. Cosa non sapevo era il distacco e la severità con cui il padre ha giudicato l’operato del figlio, ed ho trovato interessante questa interpretazione quasi "freudiana" del rapporto tra padre e figlio. Il vecchio progettava la carriera di presidente per l’altro figlio, Jebb, che però fu inizialmente trombato da governatore della Florida. Sembra che all’insediamento di Obama abbia però detto che tornerà alla Casa Bianca con Jebb.

Jim Jarmush - Dead man

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3.5/4

Traghettato da un indiano nell’Ade, Johnny Depp diventa via via una presenza sempre più fantasmatica, fino a quanto ogni tentativo di resistere all’ineluttabile destino si esaurisce. Un western (?) macabro e violento, sordido, laido, pieno di humor nero, ma anche sacrale e visionario, un trip di LSD. Stupendo bianco e nero, bellissima ricostruzione ambientale e dei costumi.

Ari Folman - Valzer con Bashir

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3/4

Sono rimasto molto indietro con le recensioni dei film, per cui rimedio con poche noticine. Seconda animazione per adulti in un anno, di carattere socio-politico, profondo e non banale, con una grafica stupenda (l’altra era questa). A volte ho l’impressione che facciano con le animazioni e con i film tratti dai fumetti le sperimentazioni che non si vogliono permettere di fare con il cinema di narrazione in carne ed ossa. Sperimentazioni che erano molto più ardite agli albori della storia del cinema.

Il film mi ha dato molto da pensare, ed è sempre una sensazione notevole quando si esce da un cinema e non si riesce e vuole rivolgere l’attenzione a chi e cosa sta intorno per non essere distratti dai propri pensieri. Mi sono voluto informare meglio ed ho riletto un po’ di storia di quegli anni. Le responsabilità di Sharon appaiono gravissime ma fumose, proprio come vegnono rappresentate nel film.

Tra parentesi, dispiace vedere che la campagna d’opinione totale che è stata costruita negli ultimi mesi contro i critici più severi dell’operato del governo di Israele trovino riverbero anche su un sito come myMovies, dove si può leggere nella recensione del film che

"questo film costituisce una riprova (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che la demonizzazione tout court di Israele è del tutto miope"

Il film racconta la storia di un soldato israeliano impaurito mandato allo sbaraglio in una guerra altamente distruttiva di cui non capisce niente in un paese che non conosce e assiste impotente ad uno sterminio da parte di falangisti che il suo esercito proteggeva e aiutava, forse complicemente, ed in ogni caso con gravi responsabilità da parte delle gerarchie. Quest non l’ho letto a parte, non è l’idea che mi son fatto. Questo è rappresentato nel film. Che poi Folman sia proprio israeliano non cambia una virgola, perché nessuno ce l’ha con i cittadini, gli artisti, e neanche i soldati semplici di Israele, e tantomeno con gli ebrei. Ma non si riuscirà mai ad uscire da questo tranello logico.

January 19, 2009

Richard Lowenstein - E morì con un felafel in mano

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2.5/4

A ridosso dell’uscita del collossal Australia, che sicuramente non vedremo ma potremmo già commentare, ci dedichiamo alla filmografia australiana (soprattutto qui e qui). Un film giovane, per studenti invecchiati come noi, anarchico, scanzonato, pieno di personaggi strampalati e divertenti, con parecchia simbologia giovanile, quei piccoli gesti e momenti vitali che sembrano segnare l’esistenza e che ora riguardiamo (noi, non voi) con adulto distacco. Ma in fondo Schopenauer e Leopardi avevano quell’età e l’hanno ancora, siamo noi che stiamo andando fuori tempo massimo. Non c’è molto altro da dire, guardatelo, ma senza troppi rimpianti.

January 15, 2009

Michel Gondry - Be kind rewind

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 2.5/4

Gondry è uno dei nostri preferiti, ma non a pieno titolo perché la sua parabola è abbastanza discendente (in ordine di visione): Se mi lasci ti cancello stupendo, L’arte del sogno bello e coinvolgente, Human Nature bruttino ancorchè strampalato. Questo è divertente, anche se la storia che viene cucita attorno è del tutto insignificante e anzi quasi fastidiosa nel suo essere buonista e pretestuosa. Ma i film maroccati valgono la visione, soprattutto Ghostbusters è da sbellicarsi.

January 6, 2009

Marco Ferreri - Dillinger è morto

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2/4

Sono cambiati i tempi. Oggi un film così non avrebbe altrettanto plauso, nè dal pubblico nè della critica. Nella versione DVD manca una scena fondamentale, dieci secondi in cui riceve la lettera di licenziamento. Non capisco come si sia potuto togliere un elmento tanto importante. Il film è un’interessante viaggio, un po’ troppo lento e intellettuale per la verità, nell’alienazione e nella solitudine di un uomo qualunque. Ma il finale lo rovina. Forse sarebbe stato molto più scontato ma [chi non l’ha visto non legga oltre] avrei preferito che terminasse le sue solitarie attività senza senso compiendo come ultimo insensato ed ovvio geto il suicidio.

January 3, 2009

Danny Boyle - The Millionaire

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3/4

Stappiamo la bottiglia per le 53 recensioni scritte l’anno scorso, una alla settimana, e inauguriamo il nuovo anno cinematografico. Danny Boyle, regista di Trainspotting, va in India a dirigere un film veramente indiano, non un racconto dall’India di un occidentale, ma un film di Bollywood, con il fato, l’amore vero, un po’ di superficialità e retorica ed anche il ballo collettivo finale alla Victoria Station di Mumbay. Colorato, vivace, appassionato. Qualcuno ha detto "furbetto". Ma soprattutto per la prima volta la consapevolezza di non essere più al centro della rappresentazione del mondo.

December 29, 2008

Nazirock

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2/4

Questo documentario lascerà interdetti solo quelli che non erano a conoscenza dell’esistenza di queste realtà e che bonariamente pensavano che in Italia La Vita E’ Bella di Benigni fosse un vessillo culturale universale. Chi ne è stato a contatto, non troverà nulla di interessante: non ci sono numeri, statistiche, esattamente cosa dice la Costituzione Italiana sulla rifondazione del partito fascista e in che termini si pongono quelli di Forza Nuova, spiegazioni del perchè a Roma dopo le elezioni di Alemanno stiano tornando fuori dalle fogne, quali sono esattamente i legami con le tifoserie, che intenzioni abbiano (vogliono rifare la marcia su Roma? Quando? Vogliono partire dal basso? Come?), come si finanziano, quanti uomini forti hanno,  dove sono, quali legami hanno con i personaggi del fascismo, in Italia e in Grecia, quali siano i legami con gli ospiti stranieri… è buono solo da proiettare in assemblea all’università per far venire un po’ di bava alla bocca ai nuclei antifascisti. Già lo vedo Omid che si mangia un tavolo alla vista del prode Caratossidis che racconta ai suoi della rappresaglia a scienze politiche (uno dei momenti di stupidità più assoluta). Veramente, è stato sbandierato come un documentario sconvolgente… io non ci ho trovato nulla di interessante: un giornalista s’è fatto un giro al campo hobbit ed ha qua e là punteggiato il percorso con qualche nota sui personaggi incontrati. E’ interessante solo perchè noi tutti in un campo hobbit non potremo mai metterci piede. E non vorremmo. Tutto qui.

Ah e il finale con le immagini degli ebrei nei campi di concentramento è veramente inutile. Non devi convincere noi. Devi convincere loro. Non credo che gli bastino quei fotomontaggi, ci vuole solo il bastone in quei casi.

Ora vi dico cosa c’è di veramente sconvolgente dal mio punto di vista. Scende un alieno sulla terra e va alla festa di Liberazione. Sul palco un gruppo ska che canta "bandiera rossa", bandiere rosse, falce e martello, gente che salta, spillette con volti sulle bancarelle, Stampa Alternativa, viva la Palestina, pugni chiusi, abbasso gli Stati Uniti, vino a litri, nelle tende a trombare, il capopartito locale prende la parola, domanda a ragazzina di passaggio: non sa parlare, comizio urlato, in manifestazione, slogan, megafono.

Poi va al campo hobbit, sul palco un gruppo ska ch canta "cuore nero", bandiere nere, fasci littori, gente che salta, spillette con volti sulle bancarelle, Edizioni di Ar, viva la Palestina, braccio teso, abbasso gli Stati Uniti, birra q.b., nelle tende a masturbarsi, il capopartito locale prende la parola, domanda a ragazzina di passaggio: non sa parlare, comizio urlato, in manifestazione, slogan, megafono.

Poi si incontrano in manifestazione e se la danno di santa ragione. L’alieno non ci capisce niente.

Non so, credo sempre che dovremmo cercare di differenziarci meglio, almeno sul piano dell’immagine e del merchandizing. Facciamo il comunismo 2.0.

Coralie Trinh Thi e Virginie Despentes - Baise Moi (Scopami)

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0/4

Finalmente posso sfruttrare appieno tutta la scala e raggiungere il fondo (altrimenti gironzolo sempre tra il 2 e il 4). Questo lungometraggio che ha fatto "scandalo" (ma di violenza se ne vede di più stomachevole ovunque, e di sesso… beh lo saprete voi), oltre a essere un volgare pornazzo non simulato, pretende pure di fare "critica sociale" con la menata del malessere della vita nelle periferie degli immigrati (haha, bimbe l’avete visto L’Odio?) e contro il maschilismo. E’ girato male, dialoghi demenziali tra dure, trama che pur essendo linearissima riesce pure ad essere forzata (l’incontro tra le due è assolutamente campato in aria). Veramente un film di serie Z. Com’è che l’ho visto?

PS. Mi rendo conto ora che le due attrici e registe hanno avuto tutte vite dure, prostitute, pornoattrici, stupri, droga, violenza, suicidio. Me ne rammarico. Il film rimane una stupidata, ma per il contesto gli levo l’infamia dello zero, che come il Mereghetti appiopperò solo a grandi registi che fanno cazzate.

PPS. Dopo aver letto la recensione del Manifesto (qui insieme ad altre) torno a dargli zero. Non hanno bisogno della mia compassione.

December 27, 2008

Arnaud Desplechen - Racconto di Natale

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2.5/4

Trama in parte simile a Le Invasioni Barbariche, film infinitamente più bello: una famiglia di intellettuali si raduna attorno alla matrona malata e vengono al pettine tutti i contrasti e le turbe. Sceneggiatura ben orchestrata, senza concessioni a colpi di scena o spettacolarizzazioni, con una venatura di tensione mai risolta. Punto debole proprio la regia: la sequenza iniziale con il teatrino delle ombre lasciava ben sperare in una cosa alla Gondry, con scene surreali. Invece le scelte registiche rimangono piuttosto convenzionali, a parte alcune inutili inquarature offuscate e alcuni discorsi diretti dei personaggi alla telecamera, troppo sporadici e riempitivi (servono per chiarire la storia, a parte la lettura della lettera di Henry alla sorella) per poterli definire una scelta registica azzeccata. Belli gli interni volutamente sovraccarichi a rendere il tutto più precario e complesso. Inoltre alcuni dettagli che fanno la differenza rispetto al perfezionismo dei grandi registi: il vecchio finge di suonare la chitarra (eddai, non è possibile, cosa ci vuole a imparare due accordi?), la matematica alla lavagna assolutamente pretestuosa.

December 18, 2008

Ken Loach - Il vento che accarezza l’erba

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2.5/4

Non sono un fan di Loach, del suo minimalismo espressivo e dell’iperrealismo - pur condividendo la tesi di fondo trovo il suo approccio un po’ troppo borsone. Ricordate i suoi 11 minuti nella raccolta di corti per l’11 settembre? Bella la scelta di evocare l’11 settembre Cileno, ma avrei preferito una provocazione meno pedante. Fatto sta che i film sono spesso fatti bene e le sceneggiature ben articolate, con il giusto contrappeso di ricerca storica, moralismo, politica, per cui il voto si assesta di default sulla sufficienza piena.

L’operazione probabilmente risulta molto più provocatoria per un pubblico inglese, poco a conoscenza della storia antica della questione irlandese. Io avevo avuto un infarinatura su O’Connor, Sinn Fein e la nascita dell’IRA come movimento di resistenza per cui non ne sono uscito sconvolto. Ciò che più mi ha interessato è il parallelismo con la resistenza italiana, con episodi analoghi di guerra e guerriglia, anche se meno violenti: le imboscate, le rappresaglie, le esecuzioni, irlandesi che uccidono irlandesi, i processi sommari, la divisione tra cattolici e comunisti, la debolezza del nuovo ordine (fantastica la scena del processo), la lotta tradita da un patto al ribasso mentre riecheggiano le parole di O’Connor (se scaccerete gli inglesi e non farete una repubblica socialista avrete lottato per nulla); la continuazione dell’IRA e la sua evoluzione da movimento di resistenza a falange rivoluzionaria. In questo si ritrova un parallelismo con la filiazione delle BR emiliane dalla resistenza, tesi di un altro docu-film storico visto di recente.

In ogni film di Loach visto finora c’è un personaggio più anziano e saggio, ma defilato, con idee spintamente comuniste più o meno vetero, che credo insieme formino il suo personale autoritratto.

December 16, 2008

Woody Allen - Manhattan

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4/4

Questo è il capolavoro di Woody Allen. Film leggero, sincero, spigliato. Storie sentimentali di intellettuali newyorkesi talmente acculturati, psicanalizzati e complessati da essere incapaci di affrontare e gestire i propri sentimenti - alla fine la più matura e consapevole è una ragazzina, con la sua semplicità e le sue lacrime sincere: "ma tu mi ami?", "si deve avere fiducia nelle persone". Memorabile l’incontro al museo e la passeggiata, con la giornalista erudita e lo scrittore che fanno la lista degli intellettuali più sopravvalutati: tra loro Mahler (concordo pienamente), Boll e Fitzgerald (non concordo affatto).

December 15, 2008

South Park

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s.v.

Inutile recensirlo, è troppo fuori - comunque bellissimo. Musiche fenomenali, non mi piace il ricorso al 3D per l’inferno. Alla fine Kenny si toglie il cappuccio.

December 4, 2008

Ryan Fleck - Half Nelson

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3.5/4

Recentemente su repubblica.it c’era uno di quei sondaggi inutili che servono a tenere incollati all’homepage gli utenti annoiati in modo da poter vendere più cari gli spazi pubblicitari. Questi sondaggi non hanno mai un ventaglio di opzioni decente, e quando è esaurita la votazione sono sepolti nella spazzatura di internet. Il sondaggio in questione era "miglior film sulla scuola", e ha stravinto quel pappone retorico di L’attimo fuggente come prevedibile, infangato dalla prestazione ridicola del più insopportabile degli attori di Hollywood. Tra gli altri c’era anche la Classe (recensito qui), buon film iper-realista. Io voto però per Half Nelson, che ovviamente non c’era, film semi-sconosciuto, anche altrettanto realista ma meno visceralmente (e noiosamente) antiretorico: Half Nelson almeno racconta una storia (anzi due).

Non so neanche se abbia avuto una distribuzione in Italia, l’ho apprezzato (con qualche difficoltà iniziale) in lingua originale come si dovrebbe sempre avendone la facoltà, ma per pigrizia mi affido sempre agli ottimi doppiatori italiani che tanto bene fanno il loro mestiere e tanto male fanno alla diffusione dell’inglese in Italia. A posteriori non capisco come si possa vedere un film così in italiano, lo slang, la parlata strascicata del professore, le frasi fatte inglesi sono un elemento fondamentale. Ci sono certe cose che dette in italiano non hanno lo stesso senso: quando la ragazza chiede al professore se è comunista, detto in italiano perde molto del suo significato, perchè in Italia è possibile essere comunisti e quindi in italiano la frase può porsi in maniera sensata, mentre la frase "Are you a communist?", solo per il fatto di essere in americano, è gravida di ignoranza e pregiudizio; tra i motivi per cui il prof liquida la ragazza in poco tempo. Ho fatto fatica a seguire l’inglese dei neri (anhe quando ero là, veramente a volte sembra un’altra lingua), ma mi sono presto abituato e la comprensione della trama non ne ha risentito troppo. E’ bello ritrovare questi suoni (tra l’altro il film è ambientato a Brooklyn, anche se non viene mai detto esplicitamente).

Il realismo è estremo, ma lo si può capire solo se si è vissuti là: il modo di insegnare, il professore-coach di basket, l’insegnante che accompagna a scuola la ragazzina, per un europeo può essere difficile apprezzare queste cose come scene di vita quotidiana. La realtà descritta ne La Casse ci è molto più vicina. Molto apprezzato l’avviamento allo spaccio, con questa complicità e amicizia che sfocia naturalmente in una pratica molto meno eversiva di quello che ci si immagina. Epica la scena in cui la ragazzina spaccia al professore nel contesto di uno squallido festino in un Motel, in cui si guardano a viso aperto e capiscono di dover invertire la rotta. E la scena finale, con questi bicchieroni d’acqua a simboleggiare un tentativo di pulizia interiore.

Il professore è brillante e anticonformista, insegna storia per concetti, cosa estremamente rara in America: per esempio, la storia come successione di contrasti (Hegel). I ragazzi espongono in classe esempi di tali contrasti, dei bei pugni nello stomaco per gli spettatori americani: dalla storia della segregazione razziale in America al colpo di Stato in Cile.

November 26, 2008

Rolf de Heer - The Tracker

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3/4

Film poco conosciuto di un regista poco conosciuto, autore di Bad Boy Bubby [qui]. Questo film è estremamente semplice e lineare come trama, eppure con tanta semplicità di mezzi riesce a dare profondità alle idee. Non è un film sugli aborigeni e sull’arroganza degli schiavisti bianchi ed il loro razzismo, almeno non ci si deve fermare qua: altrimenti risulterebbe troppo didascalico e scontato, troppo "buono". Per uno dei personaggi questo è un racconto di viaggio nel senso letterario della maturazione, presa di coscienza e superamento di antiche concezioni. Sul fatto che all’inizio del film costui sembri un ragazzotto piuttosto scemo alle prese con il mandolino, che non sia un rimando ad una concezione nietzschiana, dell’individuo votato all’arte in grado di superare la presunta razionalità dei pregiudizi? Dall’altro punto di vista, quello della guida che da’ titolo al film, questo è il racconto dell’emancipazione che lo schiavo raggiunge imparando a fare ciò che i padroni non sanno più fare, rendendoli dipendenti e rendendosi più scaltro. In questo caso l’aborigeno mantiene la sua natura di aborigeno, la conoscenza del territorio e la padronanza dei sensi, ma conosce anche le arguzie del pensiero dei bianchi, la furberia, la strategia, (la religione), e in una certa misura anche la disonestà, come ambivalentemente dichiarato nella scena finale.

Una scena volutamente ambigua quella in cui prepara il sonnifero. Alle sue mani se ne aggiunge una terza, che sia proprio la mano del ricercato, e che quindi la sua fuga e l’esito siano voluti a tavolino per preparare un’imboscata dall’importante significato simbolico? Domanda probabilmente senza risposta.

November 23, 2008

Uli Edel - La banda Baader-Meinhof

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3/4

Non volevo andarlo a vedere causa locandina italiana oscena che mi faceva pensare ad un brutto film trash d’azione, ma l’originale fa giustizia al film (anche se un po’ banale, vedi quella de La Classe). Mi sono divertito, arrabbiato, esaltato e soprattutto mi ha dato da pensare per un paio di giorni. Dopodichè chi conosce bene la Storia può criticare facilmente molte scelte, perchè in due ore e quaranta di film non si può raccontare tutto, tutti i dettagli, tutti i dubbi, tutte le tesi, tutte le sfumature, le connessioni, gli interrogativi. Questo fondamentalmente è un action movie storico, non vuole essere una ricostruzione integrale - come lo era, ma non allo stesso livello, Romanzo Criminale.

Cosa ho pensato: 1) la storia della Germania dell’Ovest non è generalmente molto considerata, ed è invece interessante 2) Baader e Meinhof sono rimasti nel mito e questo film non li smonta (nè li monta): da quello che traspare, per quanto riguarda la RAF non è vero il teorema terrorismo = aiuto al potere; la popolarità della RAF cresceva con l’efferatezza delle loro azioni, e per contro si consolidava l’immagine della RFT come stato di polizia inefficiente e a democrazia limitata.

November 21, 2008

Laurent Cantet - La classe

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2.5/4

Un film francese. Anche troppo. Pregi: realismo estremo, retorica zero, niente storie di vita memorabili e accattivanti (droghe e spaccio, violenza, genitori cattivi, ribellismo, bande), niente professore rivoluzionario alla Attimo Fuggente. Solo la cruda realtà di una classe multietnica nella periferia parigina, con le battutine stupide, la lezione che si trascina noiosa, il tentativo di risvegliare un po’ di interesse, di valorizzare gli studenti, ed un professore più vicino ai ragazzi e meno alle rigide regole della scuola, ma con moderazione e, appunto, veridicità. Niente musica, mai, neanche nei titoli di coda. Insomma una bella lezione di stile e decoro. Non si vede mai cosa succede fuori dalla scuola (fuori dalle mura, vedi il titolo originale). Ci si rende conto che il punto di vista del professore e il suo raggio d’azione è molto limitato: lui non sa cosa succeda ai ragazzi fuori dall’orario scolastico e non ha modo di indagare. Non è il professore alternativo che scende in strada per salvare i ragazzi nelle periferie disagiate de l’Odio, o a fare pubbliche ramanzine (vedi Silvio Orlando ne La Scuola).

Difetti: è noioso. Io a scuola ci sono stato una decina di anni fa, anche se in un ambiente sicuramente meno difficile: mi annoiavo allora in classe e mi annoio maggiormente ora a vedere una classe non mia. E siccome questa rubrica non vuole giudicare il film ma la qualità del tempo passato a vederlo (variabile dipendente anche da fattori esterni) non posso andare oltre il voto su indicato; è il tipico film di cui si può parlare volentieri dopo, che è bello aver visto, ma non tanto vederlo. Inoltre una pecca reale ce l’ha: non so come sia in Francia, ma i professori così giovani, belli, che parlano bene, così attenti al metodo, che fanno riunioni impegnative per ore e ore non sono credibili. In questo film in cui i ragazzi sono loro stessi gli attori veri si notano tantissimo: tranne lui, il protagonista, che è bravissimo.

November 5, 2008

Fantasia 2000

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2/4

Conosco una persona che non sarebbe d’accordo con il giudizio, e che vorrebbe vedere un paio delle animazioni che compongono questo film più volte al giorno tanto ne è entusiasta. La cosa interessante è però che questa persona ha rivolto la sua attenzione soprattutto all’unico episodio totalmente mutuato dal vecchio film, L’apprendista Stregone, un capolavoro assoluto per la semplicità del disegno, per la sobrietà della descrizione e soprattutto per la coincidenza spettacolare tra musica di Paul Dukas e immagine - la trama essendo quella originale di Goethe da una ballata che ispirò il poema sinfonico. In questa animazione sembra veramente che la musica sia stata scritta dopo e a commento delle immagini, ed il (bellissimo) pezzo di Dukas quasi non ha vita propria senza le immagini nel nostro immaginario. Lo stesso non si può dire degli altri pezzi di Fantasia 2000, a parte per un altro capolavoro, unico elemento veramente innovativo e intelligente: il cartone animato su Rapsodia in Blue di Gershwin, animazione intelligiente tra bianco e nero, personaggi bidimensionali e tridimensionali, stilizzazioni e schizzi di una storia di riscatto negli anni della depressione di quattro personaggi minori. Da segnalare, almeno per la scelta musicale, la sequenza finale su musica dell’Uccello di Fuoco di Stravinsky, che riprende il tema della lotta tra bene e male presente nell’animazione della Notte sul monte Calvo si Mussorgsky e dell’Ave Maria si Schubert che conclude l’originale Fantasia. Per il resto non ci siamo. In particolare, pessima la scelta di Ottorino Respighi (perchè? lo so che è italiano, ma non chiedete a me di essere nazionalista) e della squallida animazione computerizzata, noiosa e irrealistica, dei volteggi delle balene. Inoltre si nota la tendenza ad accorciare le musiche, forse per evitare noia e massimizzare i profitti al cinema. La quinta sinfonia di Beethoven è terribilmente mutilata ed il disegno non è altrettanto bello quanto quello che accompagna la parallela Toccata e Fuga in re minore in Fantasia, in cui veniva per contro proposta la sesta sinfonia nella sua interezza (ed anche tutto lo Schiaccianoci). Inoltre gli sketch "divertenti" tra un animazione e l’altra, affidati a vari personaggi popolari televisivi e cinematografici americani, sono terribili; nel vecchio Fantasia un solo momento di svacco c’era quando Mickey Mouse andava a salutare Stokowsky (ed un dialogo con la Colonna Sonora, unica nota francamente stonata), per il resto gli intermezzi erano affidati all’accordatura degli strumenti con le sole ombre degli strumentisti e la voce fuori campo. Era una scelta pudica e rispettosa di una certa sacralità dell’ascolto musicale, che io non disdegno. La caciara del nuovo Fantasia 2000 mi fa scadere il film a bambinata.

Ciò detto, questo è il giudizio di un trombone musicofilo che apprezza un certo stile delle cose passate e disdegna lo show-business. Ma è un dato di fatto che il vecchio Fantasia, forse non campione di incassi all’epoca, è un capolavoro assoluto dell’animazione ed un’operazione rivoluzionaria. Questo è un omaggio che omaggiando in verità ne mortifica il senso.

Quella persona di cui dicevo, che ha qualche anno in meno e meno cazzi, beh lui apprezza moltissimo lo sketch tra paperino e topolino e la storia dell’arca di Noè (piena di animali da farlo impazzire) su Pump e Circumstance di Elgar, meglio noto ai nostri orecchi come marcia regale inglese. Un pezzo che, per come ve l’ho detta, parrebbe orribile (visto anche il nome), ed invece è scritto bene pur nella sua esagerata magniloquenza.



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