March 29, 2008

Eterotopie - Leonardo Zunica suona Crumb e Debussy

Filed under: teatro & concerti

Concerto all’auditorium del Conservatorio di Mantova, che per la prima volta ho il piacere di visitare da spettatore, godendo appieno dell’acustica e della prospettiva, aiutata dagli affreschi alle pareti che proseguono l’arco del soffitto con queste pieghe da lenzuola stropicciate a movimentare un po’ la vista; ottima soluzione tecnica per ampliare visivamente lo spazio.

Leonardo propone Debussy, suo autore prediletto, i preludi del primo libro, che suona molto bene, anche se a volte lo trovo un po’ frettoloso (non troppo veloce, frettoloso). L’avevo già sentito suonare Images alla sala di Manto, ma l’acustica pessima non mi aveva permesso di goderne veramente il tocco. Questa volta si sente veramente tutto, il lavoro con il pedale di risonanza, le sovrapposizioni di sonorità con incisi marcati e cristallini, il piano e il forte. Confesso però di non essere un fan del francese, tantomeno dei preludi che trovo un po’ semplicistici; preferisco di gran lunga Ravel. Non essendo un amante della ricerca sulla sonorità, ma piuttosto delle strutture, neanche Crumb è esattamente il mio autore, anche se ho apprezzato molto Makrokosmos per violino amplificato. Questo per pianoforte non ha lo stesso fascino derivante dalla deformazione del suono delle strumento; i limiti fisci dell’interazione tra il pianista e lo strumento qui si fanno sentire in maniera marcata, e il tentativo di usare l’inside piano risulta un po’ goffa, awkward, ma sarà semplicemente che quasi mai mi piace l’inside piano, nella classica come nel jazz, a parte rari casi. Invece avendo amplificato il piano è più interessante l’effetto del fischio nella cassa di risonanza; ma non è il piano, è il fischio, e l’esecutore, Leonardo, che con questo pezzo si diverte e diverte. Da notare come alla fine anche i più estremi filomusicoltisti escono dal concerto elogiando l’ultimo dei pezzi di Crumb, quello che richiama e sfuma walzer e mazurche di Chopin. Un bel pezzo davvero, ma trovo singolare che alla fine anche gli orecchi più duri abbiano il massimo piacere nel ricercare nella musica colta contemporanea gli accenni a intervalli e movenze riconducibili in qualche modo all’armonia classica. Sintomo, secondo me, che non è veramente possibile salpare per le acque vastissime delle potenzialità della musica senza tenerci sempre ancorati a terra.

March 15, 2008

offlaga disco pax @ arci tom (MN)

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Foto rockit.it 

Il gruppo lo conosciamo anche per trascorsi episodi di guerriglia intestina tra circoli arci in terra padovana. Non li avevo mai sentiti dal vivo. Gran divertimento. Perchè è stare a sentire una storia, tendi l’orecchio per non perdere nulla e sentire come va a finire. Attenzione massima per tutta la durata del concerto. Niente noia. Ironia e cinismo, qualche frecciata più o meno omprensibile (quella al cantante dei July’s Haircut è nota; ma il modeneseche che blatera al circolo in Lungimiranza chi è? Ligabue?  al mixer?).

Il locale non è proprio il massimo. Ricavato negli spazi degli uffici al piano superiore di un supermercato, è lustrato e preciso, con pavimenti incerati, portoni antipanico, posaceneri aziendali; la sala concerti è un salone conferenze, con un’acustica non buona ma migliorata dai tendaggi. Si vede che in questo piccolo gioiellino arci, destinato ai pochi mantovani degni di nota che hanno un minimo di coscienza di cosa bazzichi per il circuito musicale indipendente, sono sversati chissàcome da qualche solaio i dindini per tirare avanti. La giovane e rampante classe dirigente predestinata mantovana è padrona di casa e fa gli onori ai venuti, che non sono molti. Questi stessi dindini per parcondicio hanno prodotto l’altra aberrazione del divertimento mantovano, il Ludas, pallida imitazione in salsa catholic-prog dei migliori centri culturali universitari nelle città dove un’Università c’è davvero. Quando si torna a Mantova dopo un lungo periodo in una grande città si avverte in maniera molto marcata il provincialismo che pervade ogni attività umana.

paolo benvegnù @ covo (BO)

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Concerto generoso (due ore) che mi ha provato fisicamente. Sono fuori forma, e semplicemente non ce la faccio a stare fermo in piedi tanto a lungo. Ballando ci si può riuscire, ma per smuovermi ci vorrebbe veramente un euforia collettiva sproporzionata. Comunque questo non era un concerto per ballare. Al massimo si muove la testa su e giù, o le spalle, o si batte il piede. Per cui dopo l’attento ascolto delle prime 4-5 canzoni ho cominciato una lotta personale con la fatica, che mi ha distratto dalla musica. Non so se è una cosa che riguarda solo me, e sia questione d’allenamento, o se effettivamente la gente ai concerti sia concentrata all’ascolto dei segnali di stress del proprio corpo. A metà concerto mi sono ritirato al bar e ho ascoltato parte del concerto in sordina. Sono tornato per la prestazione finale, un momento di caos che mi dicono sia rituale per il gruppo, durante il quale giocano a parafrasare altri pezzi, ironizzano sulla storia personale di Benvegnù con la cantante degli Scisma e fanno casino.

Comunque ottimi artisti, lui e i suoi testi (fatti di distanze, sigarette e altri luoghi comuni ricorrenti), personaggio con occhiaie e frequenti strofinate di naso da posseduto, e soprattutto il poliedrico chiarrista-violoncellista-pianista. Si divertono e fanno divertire. Dal punto di vista tecnico, visto che c’è una schiera di appassionati che lo seguono e conoscono molto più di me, mi limiterò ad un paio di osservazioni: a volte trovo ridondante la chitarra acustica del leader, preferirei un po’ di rarefazione elettro-acustica, e gli interventi di pianoforte sono un po’ troppo declamatori (ottave, accordoni etc.). In alcune canzoni ci sono soluzioni armoniche originali e interessanti, ben enfatizzate dal suo modo di recitare le melodie; altre canzoni sono più stereotipate nel giro.

 

March 4, 2008

Eimuntas Nekrosius - Anna Karenina

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Ai concerti e agli spettacoli teatrali è troppo riduttivo dare un voto come per i film e i dischi. Eimuntas Nekrosius è uno dei registi di punta europei, di origine Lituana, ed è abituato ad affrontare testi non semplici (il Faust, il Cantico dei Cantici). La riduzione di Anna Karenina qui proposta è molto buona e mi consente di alleviarmi la lettura del tomo. Le quattro ore nette passano senza troppi problemi di decubito, e lo spettacolo complessivamente è bello, ma con alcuni ma. Regia semplice e scarna, con molti elementi simbolici (gli orologi che segnano il tempo ma anche simboleggiano il treno e la stazione), molte trovate oggettivamente intelligienti (Anna viene investita dall’abbraccio di un uomo addobbato con due fari da treno, in modo da avere una prospettiva frontale sulla scena) ed emozionanti (la scena di "sesso" tra Vronsky ed Anna, con lei rannicchiata e lui a sollevarla e spintonarla in giro per il palco, accompagnati dalle note di un pezzo classico russo bellissimo di cui devo rintracciare il titolo in qualche modo). Inutile citare le decine di scene belle e le ottime impressioni suscitate, vale molto di più la pena vederlo che parlarne. Andiamo sui ma: ho trovato che le scene potessero essere più essenziali (sic!) non tanto nell’allestimento, quanto nell’azione dei personaggi (a volte troppo fisica e declamatoria) e soprattutto nell’intervento di personaggi terzi estranei che ricoprono ruoli simbolici a me incomprensibili. Inoltre a volte il dover recitare su uno stesso palco vuoto scene all’aperto e al chiuso, col freddo o col caldo, camminate e corse, pattinaggio e cavalcate, fa sembrare alcune parti un po’ troppo simili a scenette scout. Per queste scene forse avrei estremizzato il simbolismo. Ma la cosa che più mi ha infastidito, nell’ultima mezz’oretta, erano i toni troppo tragici, troppo enfatici - non una sola frase detta con tono normale. Capisco che il libro sia così, ma anche quando leggo una storia di passione e di morte nella mia testa non echeggiano costantemente grida di dolore, a tratti c’è spazio anche per un colloquio più dimesso. Non so se si tratti di una scelta del regista, degli attori, o se sia il codice del teatro.



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