July 11, 2008

Romanzo fittizio

Filed under: scrittura

Ho intenzione di scrivere un racconto lungo, e da come l’ho pensato sarà molto lungo. Un romanzo, probabilmente. Scrivo questo post per lanciare la sfida e prendermi l’impegno, nei prossimi mesi, di delineare il progetto. E mi dò una data: 30 settembre per i primi tre capitoli e un piano.

Non sono impazzito. A questo lavoro ci penso ormai da più di un anno. Era nato con la forma di un personaggio e un’idea per un racconto, poi si è ampliato con un secondo personaggio ed un’impressione generale, ma fino alla settimana scorsa era rimasto un’idea a metà perchè mi mancava qualcosa. Ora ho trovato un terzo personaggio che complementa perfettamente gli altri due, ed ho avuto un’idea stilistica per supportare l’intera struttura del romanzo. Ho già la prima frase e l’ultima. I capitoli saranno brevi, alcuni non porteranno avanti la storia ma saranno esercizi di stile su un tema. E’ un romanzo impegnativo ed audace, contorto e spigoloso. Se mai vedrà la luce, questo lavoro potrebbe non piacere a molti stomaci sensibili.

Lo so che sembra un vaneggiamento. Tante volte ho fantasticato di cose simili. Spesso mi sono trovato a odiare un’idea e a bollarla come stupida e infantile dopo solo poche ore averla ideata. Ma questa idea ha retto un anno di riflessioni. L’altro ostacolo da superare è l’inerzia. Sono riuscito a portare a fondo progetti creativi solo quando mi sono posto sotto stretto vincolo, sulla forma e sui tempi. Per questo scrivo i miei intenti pubblicamente, per pormi un vincolo temporale ed uno estetico che mi obblighino, se ne vale la pena, ad arrivare ad un risultato o a rigettare definitivamente le mie fantasie.

February 1, 2008

ancora idee da sviluppare

Due racconti che ormai bazzicano spesso nei pensieri.

Il primo è la storia dell’anarchico che si sceglie pochi metri quadrati e vi dichiara uno stato indipendente, con una sua legge. All’arresto inizia il processo, a lui e da parte sua nei confronti del resto del mondo, e non si sa se alla fine dietro le sbarre ci sia lui o gli altri.

Il secondo è il racconto (in gran parte dialoghi) dello scienziato a cena costretto a sentire cose assurde e insopportabili da parte di gente importante, filosofi, mogli, politici etc. riguardo alla scienza, e la sua incapacità a far capire qualsiasi cosa che riguardi la scienza. Alla fine cosa succede?

January 18, 2008

tucson tribune

Filed under: scrittura

 

dal Tucson Tribune, 11/21/07


ASU* controversy and the quest for equilibrium in freedom of speech assessment

(liberamente tradottoin italiano)
*Arizona State University

La polemica rischia di riattizzarsi presso i vertici dell’Arizona State University, che ieri hanno chiesto coralmente le dimissioni del rettore Howard Spencer dopo la risoluzione dell’imbazzante questione che ha visto le cronache cittadine assurgere a questione federale. Il rettore è al centro dell’attenzione pubblica per aver invitato a tenere una lezione magistrale Ron Hubbard, famigerato capostipite della Chiesa di Scientology, una dottrina che annovera tra i fedelissimi nomi noti dello spettacolo come Tom Cruise e George Clooney, politici e lobbysti di ogni schieramento e anche eminenti scienziati quali Brian Greene e Paul Davies. Una fede che secondo recenti sondaggi dell’American Institute of Statistics sta sotterraneamente dilagando nel nostro paese; le stime indicano che un americano ogni venti ha intrapreso o sta intraprendendo un "cammino di sublimazione interiore", per usare le parole tratte da Dianetics, la Bibbia del movimento scritta da Ron Hubbard, ex-scrittore di romanzi di fantascienza.
Nelle scorse settimana studenti e professori emeriti dell’Università si sono ribellati alla scelta unilaterale imposta dal rettore Spencer, egli stesso vicino alla Chiesa scientologista secondo voci di corridoio, sostenendo l’incompatibilità di un’istituzione culturale libera da condizionamenti come l’Università e il carattere totalizzante del culto scientologista, e contestando le modalità dell’incontro, privo di contraddittorio e dibattito, e a invito riservato a pochi studenti e professori. Tuttavia una lettera privata giunta al rettore a firma di un congruo numero di rinomati professori non è bastato a dissuaderlo, e Spencer ha anzi ribadito l’invito annunciando l’assunzione di nuove e più severe misure di sicurezza per impedire l’accesso nella zona dell’incontro agli studenti, fatta eccezione per un novero di giovani appartenenti al club scientologista dell’Università. La contestazione si è quindi inasprita, ed è di ieri sera la notizia diffusa dal portavoce di Ron Hubbard, Jack Stevenson, che il padre spirituale non parteciperà all’incontro, per paura di possibili infiltrazioni di contestatori. Sarebbe stata questa la prima apparizione pubblica di Hubbard dopo dieci anni di anonimato, che ha aumentato il mistero intorno alla sua figura.
Spencer, dopo aver annunciato provvedimenti nei confronti dei professori e studenti coinvolti, è ora nell’occhio del ciclone, preso di mira in particolare dalle autorità statali dell’Arizona, che hanno fortemente deplorato l’iniziativa temendo che avrebbe portato una sgradevole pubblicità del rito scientologista in una zona da anni sconvolta da terribili fatti di cronaca legati a sette di ogni tipo, anche se a tutt’ora non è noto il contenuto del discorso che Hubbard avrebbe dovuto tenere, se un discorso ispirato ai principi del culto o una lezione magistrale di fantascienza, come Spencer continua a sostenere, avendo lui chiamato Hubbard solo in veste di romanziere, e non come leader spirituale. A gettare benzina sul fuoco ci pensa il noto polemista Leo Lindsay, sostenendo che questo episodio rappresenta una grave violazione del quinto emendamento. Ma anche l’impossibilità di un confronto da parte degli studenti, in un luogo pubblico, rappresenta a detta del loro rappresentante, John Synai, una violazione inaudita della libertà di parola. C’è da scommetterci, la polemica non si spegnerà presto, e qualche testa a pronta a ruzzolare.

Matthew P.

January 11, 2008

l’asino dau

Filed under: scrittura

Foto identificativa di Lev Landau durante il periodo passato in carcere sotto il controllo del KGB

Versione pdf qui.

L’asino Dau 

Buongiorno professore.
Salve Lev. A che piano sali?
Centoventiquattro.
Io mi fermo al quarantunesimo. Come va con la tesi? Hai scelto un titolo?
Francamente, ho la testa per aria in questo momento.
Per una donna?
Perbacco, no! Non ha letto professore?
Cosa?
Il bollettino interno di stamane.
Non l’ho ancora visto.
Notizie bollenti.
Hanno sintetizzato l’acqua calda?
Più roventi ancora!
Hanno svelato il principio di non cospirazione.
Quello è stato dimostrato anni fa, ed un premio Le Bòn consegnato, non ricorda?
Si si certo…

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December 3, 2007

il circolo (de)privato delle quinte

Filed under: musica, idee, scrittura

Un’allieva di pianoforte un giorno chiese al suo maestro le ragioni della sua antipatia per certi pezzi   di Ludovico Einaudi, e perchè si ostinasse a proporle di studiare un insignificante preludio di Chopin. Non l’avesse mai fatto!

Fisica. La vibrazione di una sistema oscillante, come una corda, può essere scomposta in modi fondamentali di oscillazione, detti “armonici”. Il più fondamentale equivale all’oscillazione coerente di tutta la corda sottoforma di un’unica pancia (come per il salto della corda), gli altri sono relativi a moti con un maggior di punti fissi (nodi) lungo la corda. Ogni modo produce un suono puro ed ha un’intensità relativa (spettro), che determina l’altezza percepita il timbro dello strumento.

Numerologia. Immaginate di essere un antico sàtiro greco alle prese con un mazzo di corde con cui costruire una cetra. Volete stabilire un sistema di suoni fisso con cui accordare lo strumento. Decidete di usare un sistema “naturale” basato sugli armonici, ossia sulla divisione e moltiplicazione  esatta della lunghezza della corda. Dividendola per 2,4,8 etc.  ottenete delle note fondamentalmente uguali a quella di partenza, solo più acute. Avete inventato l’intervallo di ottava. Prendendone solo un terzo si ottiene invece un suono autenticamente nuovo. Potete continuare a dividere per tre e ottenere una molteplicità di suoni nuovi (ogni tanto raddoppiate la corda se diventa troppo corta). Quanti sono questi suoni, infiniti? O non è che prima o poi il cerchio si chiude e si torna al suono di partenza? Ovverosia, in termini matematici, esistono due numeri n e m tali che 1/3n = 1/2m ?
La risposta è no, ma quasi: esistono due numeri per cui quelle due potenze si avvicinano parecchio. E sono i due numeri magici della musica: 12 e 7. Dopo 12 divisioni della corda in tre parti si è (approssimativamente) tornati al suono di partenza (salvo 7 salti discendenti di ottava). Insomma il vostro sistema distingue chiaramente 12 suoni, raggiungibili quasi esattamente con un salto di un nuovo intervallo che chiamiamo di “quinta”. Rappresentando i dodici suoni ottenuti per salti di quinte lungo il quadrante di un orologio, ottenete il “circolo delle quinte”, qui a fianco rappresentato.

 

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October 12, 2007

vita di uno scienziato

Filed under: fisica, scrittura

 

Neanche selezionato per la pubblicazione, che delusione. Almeno posso pubblicarlo. Qui in pdf. Nella foto sopra Dirac alla lavagna. Una foto in posa, lui piuttosto in disagio, alla lavagna abbozzate la molecola di idrogeno ed il grafico con gli stati elettronici di legame (stati di singoletto) e di antilegame (stati di tripletto).

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September 4, 2007

radiazione testi

 

Occhi grandi, occhi blu

Occhi grandi è Europa che fu rapita da Zeus celato sotto sembianze di toro; da allora tutto ciò che si estende al nord di Creta è detto Europa, penisola dai confini incerti e variabili come le culture che la lambiscono. Gli occhi blu sono i nostri che riflettono il blu insistente dell’arredo urbano ed umano di Mantova nei giorni del festival.

L’incontro tra l’Unione Europea e il Festival si celebra in occasione del cinquantesimo anniversario della CEE e del decimoprimo noncompleanno del secondo. Europa è l’ospite importante, per cui riservare il posto a capotavola e le parole di benvenuto migliori: uno stand permanente per tutta la durata del Festival in piazza Concordia e i 12 striscioni con frasi salienti del percorso di identificazione europeo sparsi per i luoghi-simbolo del festival. Le entrees d’oeuvre sono gli incontri quotidiani: alle 12.00 Buongiorno Europa, alle 17.00 L’europa all’ora del te, e i giochi di Eurovagando. Le ricche portate sono i due eventi speciali in piazza della Concordia. Giovedi alle 18.30, il sociologo Domenico De Masi con Pier-Virgilio Dastoli parleranno del futuro e le prospettive di un’economia eco-sostenibile. Sabato alla stessa ora, saranno Sergio Castellari, referente italiano dell’IPCC con Roberto Santaniello a parlare di cambiamenti climatici, ruolo delle istituzioni e status-quo della discussione scientifica in tema di global warming.

Perchè sono blu anche il mare e il cielo, gli occhi lucidi di questo nostro pianeta dallo sguardo malato.

 

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July 31, 2007

entropia, questa sconosciuta

I. ENTROPIA  TERMODINAMICA

Energia e Temperatura

Cos’è l’energia - Conservazione dell’energia - Energia meccanica, termica, trasferimento di calore - Bilancio d’energia e prima legge della termodinamica - Temperatura e temperatura assoluta

Sistemi 

Sistemi aperti, chiusi, isolati - Principio di Le Chatelier e analoghi - Sul finalismo in fisica

Entropia

Che cosa misura l’entropia? - Dentro e fuori l’equilibrio - Secondo principio della termodinamica dal principio di Le Chatelier - Dimostrazione banale - Dimostrazione meno banale - Dimostrazione ufficiale a lavoro nullo - Cenni sul lavoro non nullo - Ergodicità - Il frigorifero

 

II. ENTROPIA MICROSCOPICA 

 

Sistemi microscopici

Gas di particelle - Grandezze macroscopiche come medie di grandezze microscopiche - Causalismo in fisica

Entropia 

Interpretazione microscopica - Formula macroscopica ritrovata - Seconda legge della TD - Entropia come probabilità

 

III. ENTROPIA INFORMATIVA

Dalla probabilità all’informazione - Entropia di Shannon - Il mondo come informazione e probabilità - Principio di indeterminazione

IV. VARIE 

Entropia di un sistema teorico vs. entropia del mondo - L’universo è un sistema isolato? - Morte termica dell’universo - Sistemi complessi, vivente,  e produzione di entropia - Principio di massima entropia

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July 13, 2007

papiroska

Filed under: scrittura

 

BIOGRAFIA BREVE

Nel freddo della notte dicembrina
un signore si riparò nel letto
lo raggiunse la moglie e questo è un fatto
che a lui si fece sempre più vicina.

Non contenti del primo esperimento
l’idea soggiunse prima alla Tiziana
proviamo a produrne una sana
Daniele parve tost’essere affranto

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June 19, 2007

lettere al direttore

Filed under: idee, scrittura

 

 
Tratto dalla rassegna stampa dell’Università di Bologna.

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June 8, 2007

colibri’

Non passa giorno che non si senta parlare degli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro malandato pianeta e sulla nostra vita; come se il quotidiano cicaleccio sulle bizzarrie del tempo si fosse propagato d’orecchio in orecchio fino a contagiare le rubriche dei telegiornali, portando all’attenzione planetaria il nostro vissuto, con le sue sofferenze reumatiche e insofferenze afatiche. Ma è da ormai due decenni che la comunità scientifica si interroga sull’impatto della crescita demografica ed economica sull’andamento del clima globale e, viceversa, dell’impatto del mutamento climatico sulla sostenibilità della nostra conduzione del pianeta, se non addirittura sulla nostra stessa esistenza come specie animale. Ora però si è creato un cortocircuito tra i piccoli elementi di conoscenza quotidiana, fatta di previsioni del tempo, spese dall’ortolano e passeggiate in montagna, e i grossi costrutti scientifici, fatti di modelli, sistemi complessi e termodinamica. Nel nome della difesa dell’unico pianeta su cui avremo il privilegio di risiedere nei prossimi anni, si assiste finalmente ad un interesse da parte dei non addetti tanto promettente e zelante, quanto a volte un po’ raffazzonato e ingenuo.

Sul cambiamento climatico si conoscono le idee di economisti, ecologisti, politici, fruttivendoli e giardinieri, ma è raro imbattersi in una seria discussione tra scienziati. E nei rari casi in cui parga di cogliere una verità scientifica è difficile rendersi conto delle problematicità intrinseche dei modelli ideati per descrivere la complessità estrema del sistema Terra. Questo perché spesso la scienza appare come un monolite unico e indivisibile, e non come il prodotto di modelli limitati e perfezionabili, teorie più o meno supportate da evidenza sperimentale e confutazioni successive. Altra cosa sono la politica, le scienze sociali e la finanza, che analizzano i fenomeni usando paradigmi non scientifici (ma non per questo meno validi!), come il principio di precauzione, la minimizzazione del rischio e così dicendo, e le cui conclusioni dovrebbero poggiare su considerazioni razionali per trarne ragionevoli conseguenze.

Festvaletteratura propone quest’anno un ciclo di quattro incontri che attraversa gli elementi costitutivi di questo nostro pianeta effimero: l’aria che respiriamo, l’acqua che ci disseta, la terra che ci nutre, il fuoco che ci riscalda. Per gli scienziati che ce ne parleranno: l’atmosfera e i modelli di massima entropia, gli oceani e la circolazione marina, le terre emerse ed i fenomeni siccitosi, le energie rinnovabili del sole.

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May 29, 2007

Il clima siamo noi?

Filed under: asu, metodo, scienze, scrittura

 Dei cambiamenti climatici si legge quotidianamente su ogni giornale, rivista o periodico, e il nostro non farà eccezione. Delle bizzarrie del clima e le enormi conseguenze sulla nostra vita ne parlano politici, economisti, ecologisti, fruttivendoli e giardinieri. Più raro sentirne parlare scienziati. Non sarà comunque questa l’occasione. Vi proponiamo soltanto delle considerazioni marginali; chi è affezionato a questo foglietto propagandistico avrà l’angosciosa impressione di aver già letto questo soliloquio monomaniacale.

Per la prima volta dopo decenni problematiche di primo piano della ricerca scientifica si ricollegano all’esperienza quotidiana di ogni uomo, intesa come osservazione scientifica di fatti. Come se la routine delle previsioni del tempo sbagliate e l’amaro spettacolo dei ghiacciai alpini disciolti o la spesa pazza dall’ortolano cortocircuitasse con i modelli teorici della fisica del clima, che è fondata sulla termodinamica, la scienza che studia i sistemi “nel mezzo” tra il microscopico e il cosmologico. Tra questi ci sono tutti i sistemi viventi, dalla cellula a Gaia, l’ipotesi del sistema Terra come organismo vivente (Lovelock J., “Gaia”, Bollati Boringhieri, 1981). In questo purgatorio termico (non molto amato e frequentato da chi studia le fredde teorie fondamentali, o i bollenti primordi cosmici) i sistemi si caratterizzano per la complessità dei propri comportamenti, come la risposta a sollecitazioni esterne o l’autopoiesi, e per il fatto di essere lontani da un’equilibrio statico (quello di un gas a temperatura fissata e.g.). Perennemente alimentati da flussi di energia e materia essi producono molta entropia in un processo irreversibile che trova equilibri dinamici più o meno delicati nella puntuale cooperazione di tutte le parti. L’esempio migliore è quello del vivente: quando sollecitato da una grave malattia o un grosso incidente può valicare o meno un punto di non ritorno, entro la quale il sistema si autorganizza in modo da recuperare un nuovo equilibrio dinamico, non sempre identico al precedente e altrettanto stabile (uno stato comatoso per esempio), ed oltre la quale degenera e muore.

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May 7, 2007

uds: ritorno alla ragione

Filed under: asu, metodo, scrittura

 

Meriterebbe attenzione solo perché non si chiama Scientificamente come altre migliaia di manifestazioni, cineforum, giornali e attività culturali i cui ideatori al culmine della loro genialità hanno dato nome approssimando il soggetto al più vicino avverbio e così formando il tremendo gioco di parole: Scientifica-Mente.
La Nostra si chiama Ritorno alla Ragione (sottotitolo: Ragionevolmente), non è il quarto e definitivo episodio della saga in cui Doc Christopher Lloyd (alias Edward Witten) torna finalmente in sé ed ammette di essersi sognato tutto, compreso il flusso canalizzatore a forma di pretzel o di stringa. È bensì un ciclo di conferenze il cui nome rappresenta un tentativo di ribaltamento dialettico del titolo di una raccolta di saggi di K. P. Feyerabend, “Addio alla Ragione”. A malincuore dopo aver imparato la logica ma non altro dal prezioso volume, ci tocca dar fuoco alle vesti del nostro (cattivo) maestro – ci dispiace più che altro per il maglioncino di lana grezza che indossava per darsi arie da anarcoide durante le passeggiate al campus di Berkeley col pensiero rivolto solidalmente agli operai di Di Vittorio in giacca e cravatta. Si lo so che l’“anarchico” Karl è mille volte più affascinante di quel rompiscatole pedante di Karl, ma bisogna dire che se ha avuto più fortuna dei suoi colleghi è in buona misura perché è sopravvisuto loro.
Comunque aveva davvero capito tutto. Dopo le glorie della rinormalizzazione delle teorie di campo, il bianconiglio che consente ai fisici teorici di sbarazzarsi dei risultati incoerenti della teoria sostituenoli con calcoli ad hoc tirati fuori dal cilindro, era salito sul vittorioso carro carnascialesco del Modello Standard che nel corso degli anni ha ospitato ospiti illustri come le correnti deboli e i neutrini oscillanti, ospiti ignoti ma decisamente più carismatici come il bosone di Higgs, e altre decine e decine di ipotesi dadaisticamente generate per controintuizione, come selezionando a caso da un dizionario. Alla lettera S del libro dei nomi era venuto fuori SUSY, e dall’acronimo alle estremità si è deciso di studiare la Super Symmetry, un matrimonio alla cieca visto che la sposa non si è mai mostrata, ma chisseneimporta, tanto Popper è gia sepolto e la scienza non procede più per falsificazioni, ma per mistificazioni. Anche un tempo le teorie fantasiose o semplicemente sbagliate non mancavano, non è diverso oggi da ieri. Ma mentre per fortuna Tolomeo, Lombroso e soci sono stati superati e annichiliti da teorie alternative grazie al confronto con l’esperienza, qui si stenta a superare l’impasse con il nuovo metodo fantascientifico.
Vedete quindi che per le materie scientifiche non è tanto meglio che per quelle umanistiche. La “nuova alleanza” decantata da Prigogine passa anche attraverso le brutture metodologiche. Nel caso poi delle materie umane è fin troppo facile polemizzare guardando alla trasmuatzione scientista dei nomi delle nostre Facoltà: Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Scienze Psicologiche. Scienze e Tecnologie per la Moda. Manca solo Scienze dell’Arte, Musica e Spettacolo. Ma perché questi signori ci tengono tanto a chiamarsi scienziati? Per carità lo sono, nel senso che nel loro settore sono esperti, sciunt. Ma allora si svaluta la parola e qualcuno che segue il metodo scientifico, che non manca neanche tra gli umanisti, dovrà inventarsi nuovi epiteti per definirsi, metodologisti, analisti (mai!), boh! Un po’ come con le parolacce, usandole troppo perdono il loro valore. Vernacola volant!
È sul rapporto con il potere che Karl ci ha trasmesso tante cose utili sull’indipendenza della scienza dalla politica. Ma che dire dell’indipendenza della politica dalla scienza, is that good? È davvero bene che i legislatori decidano su questioni cruciali in base al parere di organi anch’essi politici, se non ad una propria credenza personale, piuttosto che confrontando tesi diverse su un piano scientifico? Una volta almeno c’erano le scuole di partito, per quanto ideologiche formavano i nostri governanti con un carico consistente di conoscenza tecnica delle questioni sul tavolo. Ora i politici hanno sciolto questi inutili legacci e possono permettersi di legiferare senza il necessario uso della ragione, e di legiferare anche su questioni prettamente scientifiche o con pesanti impatti naturali come OGM, Global Warming, Energia Nucleare, Alta Velocità, missioni spaziali, allunaggi mediatici, lunatismi scientisti e relativi finanziamenti alla ricerca.
D’altra parte chi controlla i controllori? Se sono i controllati stessi tramite peer-review, è facile immaginarsi che qua e là avvengano dei cortocircuiti, e se il sistema non è sufficientemente complesso da andare in omeostasi può succedere che la famosa farfalla sbattendo le ali provochi la fama dell’uno e l’infamia dell’altro. L’ossigeno dei finanziamenti alla ricerca provvederà ad aumentare l’incendio. Vedetela come una profezia: tra dieci anni si potrebbe parlare di stringhe come di frenologia e di fusione fredda come di evoluzione, ammesso che questa regga ancora a lungo. Ma non certo in virtù del ritrovato metodo scientifico, è solo questione di mode.
Siamo dunque alle nostre conferenze, di cui sotto il programma. Sette interventi per confrontare le conoscenze umane con le conoscenze naturali e per interrogarsi sulle proprie metodologie di ricerca e sul senso del metodo scientifico oggi. Un piccolo passo per l’uomo che salirà sul palco, un passo indietro per l’umanità in fronte, indietro nel tempo, avanti tutta!

December 25, 2006

appunti/6

 

- Non hai l’aria condizionata?

- Non c’è.

- Cavolo sto arrostendo. Come resisti tu?

- A me piace l’aria dai finestrini.

- Se si aprono.

- Si aprono, con un po’ di gentilezza. Sei stato troppo vigoroso.

- Per forza, non mi ricordo come si fà. Al mondo rimanete solo tu mia nonna e qualche pastore uzbeco con gli alzacristalli a manovella.

- Io li preferisco.

- Sarà ma non mi sembra un buon motivo per riesumare questo cartoccio. 

- Cos’ha che non va?

- Gli alzacristalli manuali, per esempio. Che si inceppano. E rimani inscatolato in una lattina di monossido e metano. L’aria condizionata, altro esempio. O il radiatore bucato.

- T’ho detto, l’aria condizonata non mi piace. E’ viziata. E umida. E’ insalubre.

- E noi si muore dal caldo.

- Girando più delicatamente non si sarebbe bloccato a mezzavia.

- Non capisco davvero perchè non hai preso una macchina nuova. Ce l’ha ancora il buco nel radiatore questa?

- Non non ce l’ha più, è stato messo a posto.

- Beh almeno non devi fermarti ogni dieci kilometri per rabboccare l’acqua. Sei un mistero, perchè hai speso tutti ’sti soldi per mettere a posto questo scassone? Con gli stessi soldi potevi comprarti una utilitaria nuova.

- Per cantare.

- Come scusa?

- Mi hai chiesto perchè ho messo a posto questa.

- Stai scherzando? Non ce l’avrai ancora con quella storia del suono del motore?

- …

- Dio Santo cos’è che hanno i motori delle auto nuove che non vanno?

- Non mi piacciono. Sono soffocati.

appunti /5

 

Talento musicale, canta in auto con il motore, l’amico gli dice che ha talento, propone di scrivere un pezzo, lui nicchia. Cantando tampona la tipa e se ne invaghisce, in verità è colpa di lei che si è fatta tamponare ma lui non capisce. Bisogna inventarsi una dinamica del’incidente (bisogna davvero?)

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appunti /4

 

ANAS.

Il nostro amico trova casa in un casotto dell’ANAS. Aiuterebbe conoscere qualcuno che può mostrarcene uno e spiegarci a cosa servono o sono serviti. Si trarferisce prima delle grandi sparizioni. In ultimo sparisce anche lui.

INTERAZIONI.

Tutti hanno a che fare con le vicende giudiziarie della tipa. Amore platonico con il primo.

PRESENZE.

Il tipo in motorino è una tipa, la stessa della fine nella nebbia da vecchia. 

appunti /2

 

- Signorina…

Prosegue indifferente.

- Signorina!

Accelera visibilmente il passo. Sente il latrato di un cane

- Ehi lei si fermi!

Indugia, si ferma. Il cane le ringhia dietro. Viene raggiunta da due uomini in uniforme..

- Signorina, voglia favorire i documenti.

- Perchè? - Perchè glielo diciamo noi.

- E se non li avessi? Il cane ora abbaia e l’altro, quello più mingherlino, lo deve tranquillizzare.

- Ci dovrà seguire in questura.

- Cos’ho fatto?

- Ancora niente. Allora andiamo in questura? Lei si toglie lo zaino, lo appoggia a terra e dalla tasca superiore estrae un pugno di foglietti stropicciati, scontrini, resti di volantini scarabocchiati, un biglietto del treno e una carta d’identità logora.

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appunti /1

 

Il racconto, se si vuol dire tale, di un mondo futuribile sporco, insano, malato, corrotto, degradato, falso, ipocrita, e di tutte le meschinerie e bassezze e porcherie che lo intasano in un rutilante catalogo che tutto sembra tranne un racconto (alla Kurt Vonnegut). Le metafore continue mascherano in un realistico futuro abominevole quello che è invece la visione ipercritica, complottista e pessimista del mondo reale attuale del misantropo. Nel suo disprezzo verbale si legge il suo amore per l’uomo, e si confonde il suo iperazionalismo per una malattia. Il rigore di pensiero conduce inevitabilmente a questi precipizi, chi se ne astiene è il vero malato, che ha abbracciato un senso irrazionalmente. Nel catalogo compaiono molti esempi di persone malate per via delle loro passioni, che danno un senso alla loro vita, il pianoforte, lo sport, il calcio, la politica…

 

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September 25, 2006

cosa dico io

Filed under: scrittura, vintage

Pubblicata sulla Gazzetta di Mantova.

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Vorrei contribuire alla discussione suscitata dalla prospettiva dell’istituzione di un Registro per le unioni civili a Mantova, progetto arenato (naufragato) prematuramente grazie alla lungimiranza della nostra avanguardia politica. Chi chiede di istituire il registro vuole al contempo garantire la dignità del riconoscimento sociale di coppie solidali, e creare le basi per assicurare loro in prospettiva alcuni diritti (quali da stabilire). Si tratta in primis di attuare quel naturale processo di «secolarizzazione» delle istituzioni innescato di volta in volta da fenomeni sociali spontanei, quale quello dell’aggregazione di coppie di fatto, fenomeni che l’ordinamento della società deve seguire anche per educare a sua volta all’accettazione del nuovo e del diverso. Fino a qui niente di marziano, passiamo ai diritti: a parte per quelli che potrebbero suscitare controversie di ordine etico (inseminazione, adozione etc.) e che meritano discussioni specifiche, credo che nessuno a priori possa dirsi contrario ad aiutare la sussistenza di queste coppie attraverso il riconoscimento di alcuni diritti elementari (asili, sanità, eredità etc.).  E infatti negli argomenti dei detrattori il problema non risiede tanto nei diritti in sè, ma nel pericolo che questo nuovo status precario e ancora indeterminato possa concorrere e nuocere all’istituto del matrimonio: in parole povere, non è il pacs gay a spaventare, ma che giovani coppie etero possano preferire la nuova forma di convivenza al matrimonio. Il problema allora non sta nelle unioni civili, ma nel matrimonio «pilastro della nostra civiltà» nelle dichiarazioni ufficiali di politici consumati, nonché «tomba dell’amore» nelle dichiarazioni da bar di bischeri alticci, un po’ meno ufficiali, ma sincere. Né l’uno né l’altro, ma certo il matrimonio non è un totem, e non è tabù parlare delle cause del fallimento di tante unioni. Non è cancellando illiberalmente la possibilità di un’alternativa che si curano le sue ferite. Questo si chiama proibizionismo e quando in America è stato pervicacemente sostenuto, crollando ha lasciato i postumi dell’abuso di alcol scadente. Aspettando il giorno in cui abuseremo di diritti civili, nel frattempo vorremmo almeno godere di una cittadinanza di qualità.

September 11, 2006

chava che ti passa

Questi (brutti) articoli del repertorio festivaliero 2006.

 - - -

Confesso che solo una settimana fa Chava Alberstein non sapevo chi fosse. Questo forse avrebbe dovuto chiudere la faccenda. Ma essendo l’esperto di musica della redazione mi compete di scrivere di musica, in particolare di Chava Alberstein che con il suo concerto apre le danze al festival. Mi sono procurato tutta la musica di Chava Alberstein reperibile e ho letto della sua luminosa carriera, che l’ha portata ad essere accreditata unanimamente come la più importante artista israeliana. Anche se ancora non posso dirmi un fan di Chava Alberstein, come lo si può essere di Vasco o di Glenn Gould, pure mi chiedo come Chava Alberstein sia potuta passarmi inosservata. A volte fagocitiamo fenomeni d’importazione confondendo il folklore con la cultura, e finisce che non sappiamo niente.

Ecco dunque le molto pragmatiche dieci buone ragioni per cui andrò al concerto di Chava Alberstein: 1) perché voglio fare i conti con la mia ignoranza di questa cultura antica e ibrida, lontana e vicina che è la cultura ebraica; 2) perché voglio sapere chi è la più importante artista di un Paese che conosco solo perché al centro delle cronache di guerra; 3) perché Chava Alberstein è una colomba e canta di pace; 4) perché canta davvero bene, una voce forte e levigata che usa come uno strumento; 5) perché questa sua voce corre lungo le melodie espressive ed eleganti della tradizione kletzmer; 6) perché canta anche composizioni proprie, vivaci e con una grande fantasia armonica; 7) perché mi piace la musicalità della lingua Yiddish, le R arrotate e le H aspirate e le vocali sconosciute 8 ) perché il suo ultimo album Lemele e l’album con i Kletzmatics (The Well) sono fantastici e li consiglierei a tutti i curiosi; 9) perché canta in formazione acustica, che prediligo; 10) perché di Italia-Francia me ne è bastata una e a quella voglio rimanere.

A tutti buon ascolto.

 

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