November 26, 2008

Rolf de Heer - The Tracker

Filed under: visioni

3/4

Film poco conosciuto di un regista poco conosciuto, autore di Bad Boy Bubby [qui]. Questo film è estremamente semplice e lineare come trama, eppure con tanta semplicità di mezzi riesce a dare profondità alle idee. Non è un film sugli aborigeni e sull’arroganza degli schiavisti bianchi ed il loro razzismo, almeno non ci si deve fermare qua: altrimenti risulterebbe troppo didascalico e scontato, troppo "buono". Per uno dei personaggi questo è un racconto di viaggio nel senso letterario della maturazione, presa di coscienza e superamento di antiche concezioni. Sul fatto che all’inizio del film costui sembri un ragazzotto piuttosto scemo alle prese con il mandolino, che non sia un rimando ad una concezione nietzschiana, dell’individuo votato all’arte in grado di superare la presunta razionalità dei pregiudizi? Dall’altro punto di vista, quello della guida che da’ titolo al film, questo è il racconto dell’emancipazione che lo schiavo raggiunge imparando a fare ciò che i padroni non sanno più fare, rendendoli dipendenti e rendendosi più scaltro. In questo caso l’aborigeno mantiene la sua natura di aborigeno, la conoscenza del territorio e la padronanza dei sensi, ma conosce anche le arguzie del pensiero dei bianchi, la furberia, la strategia, (la religione), e in una certa misura anche la disonestà, come ambivalentemente dichiarato nella scena finale.

Una scena volutamente ambigua quella in cui prepara il sonnifero. Alle sue mani se ne aggiunge una terza, che sia proprio la mano del ricercato, e che quindi la sua fuga e l’esito siano voluti a tavolino per preparare un’imboscata dall’importante significato simbolico? Domanda probabilmente senza risposta.

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