Sean Penn - Into the wild
1.5/4
Un film liberatorio, un inno alla libertà. Ribellismo che può scandalizzare, soprattutto per l’audience americana, che l’avrà sicuramente snobbato - non so i dati. Ma francamente noioso. Il ragazzo è un personaggio troppo positivo - forse i suoi diari sono interessanti da leggere, ma trovo che la storia non sia adatta per un film, è troppo piatta. Vedo in Penn il tentativo di rendere il personaggio nella maniera più precisa e fedele possibile, andando a raccogliere il suo diario e quello della sorella e ricostruendo i suoi spostamenti. Un’operazione intellettualmente onesta, e che gli permette di mantenere toni equilibrati, non epici. Ma non basta, perchè il ragazzo è troppo perfetto, troppo puro. Insomma, non riusciresti a immaginartelo mentre si pulisce il sedere. La provocazione ne esce smorzata - solitamente quando leggo o mi confronto con simili esperienze, rimango turbato, desideroso, avventuroso - questa volta non vedevo l’ora che finisse. Inoltre per la volontà di non tradire il personaggio non riesce a dargli spessore psicologico. Sicuramente nei diari del ragazzo c’è molto di meno di quanto lui non fosse; un lettore ha il tempo di farsi domande sul suo stato d’animo e di comprenderne sotto la vicenda l’evoluzione psicologica. Ma nel tempo di un film questa possibilità non c’è. Con il risultato che le perle di saggezza che ogni tanto rilascia sono campate in aria e quasi fastidiose, e non si capisce da dove venga questa maturazione interiore che gli fà desiderare di tornare verso la società.
Molto buone tutte le scene in Alaska. Io le incollerei tra loro e farei un cortometraggio solo di quelle.

Concordo pienamente con tutto. Ho pensato le stesse identiche cose quando vedevo il film. Inoltre pensavo pure che il protagonista avrebbe rivelato di essere Gesù in realtà.
Comment by Emanuele — October 11, 2008 @ 1:22 pm