Stanley Kubrick - Barry Lyndon
4/4
E’ almeno la terza visione, ma per la prima volta mi è capitato di vederlo al cinema, in piazza Maggiore, su un megaschermo con un buon audio. E soprattutto, in un silenzio religioso nonostante la piazza fosse stracolma di gente, almeno un migliaio. Ed il pupo, che per un’ora e mezza è rimasto quieto quieto a guardarsi il film, mimando appena una direzione d’orchestra delle musiche, ed esclamando soltanto un "bau bau" ad ogni inquadratura di animale, pecora o cavallo che fosse (niente cani).
Introduzione da parte di un professore universitario di letteratura inglese, uno di quelli yeah in magliettina che ne sa quanto ne so io e che vorrebbe svecchiare il vecchiume universitario raccontando qualche episodio qua e là, tipo che la villa dove fu girato il film fu ristrutturata in base alle immagini del film, lasciando intendere che questo denuncerebbe una qualche correlazione tra arte e realtà, come disse Oscar Wilde. E che le musiche sono bellissime.
Tuttavia una cosa interessante l’ha detta. Il film è preso dal libro Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray (prima metà ottocento), autore di Vanity Fair (non il giornale). Il libro è in prima persona, quindi piuttosto tendenzioso all’inizio. Ma verso la fine entra un secondo narratore, che denuncia alcune inesattezze nella ricostruzione di Lyndon, che è comunque un personaggio piuttosto contrastato (un assassino, un ipocrita etc.). Viceversa Kubrick assume una voce fuori campo in terza persona, molto distaccata dal personaggio (la prima scena è un duello sullo sfondo, in cui muore il padre di Redmond Barry-Lyndon). Ma il suo personaggio non è così cattivo.
Quanto al film, cerco di evitare di dire cose che tutti pensano. Soltanto due cose. L’estrema lentezza di certe scene della seconda parte, quando Redmond è riuscito a sposare una nobildonna, permette di percepire la noia che gli abbienti al tempo dovevano provare. Lunghe ore a fare lente camminate, giornate passate in poltrona, a dormire, una visita ogni tanto, qualche sonata di musica, il bagno, il trucco. Ma anche ore passate a giocare a carte, a disquisire, e così via, un ritmo di vita che per noi sarebbe incomprensibile e insopportabile. L’altra cosa che questa volta ho notato in maniera lampante, è il tentativo di rendere le scene di questo film degli autentici quadri dell’epoca, in senso pittorico. Non solo la mania per i dettagli, ma anche le luci naturali (famoso per essere girato tutto con luce naturale, compreso negli interni - a luce di candela, con obiettivi concessi dalla NASA), arrangiate in modo da illuminare i personaggi del quadro che sono naturalmente statici, come in posa per un quadro di Vermer o altri. Due su tutte: il saluto tenero con la contadinella olandese, con i volti accostati, e l’immagine di Redmond addormentato sulla sedia del circolo, ubriaco e disperato dopo la morte del figlio (peraltro preannunciata dal narratore prima che accada!) con altri compagni sullo sfondo. Ognuno guarda dalla sua parte, nessuno si muove, luci soffuse, colori accostati con grande precisione.
