July 14, 2008

Paolo Giordano - La Solitudine dei Numeri Primi

Filed under: letture

Dopo quasi un anno (e me ne vergogno) torno alla lettura, ripartendo con questo libro scorrevole e tuttosommato piacevole, recente vincitore del Premio Strega. Non è questo il motivo che mi ha indotto alla lettura, bensì il fatto che l’autore all’esordio sia un mio coetaneo e peraltro un mio "collega", laureato in fisica teorica ed ora dottorando (i giornali si ostinano a chiamarlo un "giovane matematico", per via dei numeri primi, ma credo che faccia il dottorato in fisica). Avendo io stesso velleità scrittorie, ed essendo peraltro molto interessato all’interazione letteratura-scienza, mi sono lanciato nella lettura.

L’interazione letteratura-scienza. Questo libro non è quel magnifico esempio di fusione tra letteratura e fisica matematica che speravo, e che ancora cerco senza fortuna. Purtroppo sembra che mettere insieme le due sia arduo, in un mondo in cui le cose troppo difficili non si prendono in considerazione, in cui la lettura è sempre più distratta, e soprattutto in un paese che produce il suo meglio nelle scienze naturali ma dove le cosidette "scienze" umanistiche hanno ancora uno status di privilegio culturale. Un paese in cui la stragrande maggioranza della gente non si vergogna di dichiarare apertamente di essere degli asini in matematica, compreso un ex presidente della Banca d’Italia e della Repubblica. Nessuno avrebbe il coraggio di ammettere di essere sgrammaticato. Thomas Mann in un suo libro si permetteva di descrivere la composizione di una Sonata per pianoforte con tanti tecnicismi a far impazzire il lettore. Oggi temo che sia impossibile descrivere i pensieri ossessivi di uno scienziato che ha avuto una magnifica visione, a meno di non ricorrere soltato a suggestioni o di essere relegato nel sottobosco di Stampa Alternativa.*

Giordano sceglie la strada più facile, attingendo dalla fisica (soprattutto) e dalla matematica per produrre metafore e similitudini e istantanee divagazioni che gli servono a caratterizzare i personaggi e a descriverne i sentimenti in maniera originale, con leggerezza e con uno stile sobrio e misurato - anche se per i miei gusti le figure retoriche sono veramentre troppe e alla lunga stucchevoli. Il grande pregio di queste metafore è che sono, per una volta, corrette da un punto di vista scientifico, e non i vaneggiamenti di un autore vagamente sensibile alla fascinazione delle scienza. Mi viene in mente la misura e precisione di Calvino, che negli ultimi anni si era appassionato in maniera meticolosa di scienza, arrivando a sostenere che il Dialogo di Galileo fosse il più bel libro della letteratura italiana e che il miglior libro che avesse letto negli ultimi anni fosse Gnomon di Paolo Zellini, un libro di filosofia della matematica (di difficile lettura, peraltro).

Tornando al libro e all’interazione con la scienza, è molto azzeccato il paragone che dà il titolo al libro. Gli enigmi relativi ai numeri primi sono sicuramente i più affascianti di tutta la matematica, pechè si possono spiegare con parole semplici, come l’enigma dei primi-gemelli (esistono infinite coppie di numeri primi divisi da un solo numero pari?). E’ una tematica un po’ inflazionata, ma funziona bene, soprattutto quando con queste coppie di numeri primi gemelli e la loro sottile separazione viene descritta la coppia del libro. Sarei curioso di sapere cosa Giordano ha in testa quando pensa a quel "teorema" dimostrato da Mattia, tanto importante da valere una medaglia Fields ad opinione del collega. Sarà proprio l’Ipotesi di Riemann stessa?

Lo stile. Lo stile è molto, molto semplice, scorrevole, piacevole. I paragrafi ed i capitoli brevi facilitano la lettura. Insomma questo non è un libro di ricerca letteraria, è scritto con garbo e senza sbavature o sviolinate troppo giovanilistiche. Queste caratteristiche lo elevano allo status di "Bel libro", in un periodo nero per la nostra letteratura in cui per scrivere un libro decente basta che non sia troppo sgrammaticato (tanto poi te lo correggono gli editori), come la serie degli Einaudi Stile Libero dimostra. La ricerca di uno stile innovativo, difficile, anche urtante (mi viene in mente quello che facevano autori dimenticati come Thomas Bernhard o Anthony Burgess) non è all’ordine del giorno oggi. Le alternative sono due: o lo stile svaccone e illetterato e fintamente creativo dei discepoli di Baricco alla scuola Holden, oppure lo stile-fiction all’italiana, che pervade tutta la produzione cinematografica (non proprio tutta, per fortuna), la produzione televisiva, ed anche la produzione letteraria, sia nello stile educato che nei contenuti. E’ facile prevedere che da questo libro possa uscire un film di Ozpetek o altri registi del genere.

Devo però riconoscere a Giordano un buon uso di aggettivi ed avverbi ed una buona capacità di descrivere in termini immediati alcuni gesti quotidiani in maniera che ne risalti l’ordinarietà in maniera straordinariamente potente.

La storia. [Disclaimer: se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo non andare avanti con la lettura di questo post]. Qui sta veramente il punto debole del libro. La storia è una banale storia d’amore non sublimato, tra due personaggi "diversi" - e francamente la diversità di Mattia mi sembra veramente esagerata, e questo dolore e senso di colpa universale per la scomparsa della gemella in tenera età piuttosto pietoso; Mattia è un personaggio troppo perfetto, mentre come personaggio - ma non come persona - ho preferito Alice. I primi due capitoli sono potenti, preparano bene il terreno ad un romanzo che poi scorre tranquillamente senza nessun nuovo sussulto, un po’ noiosamente. Tirano su il tutto gli ultimi due capitoli, che chiudono il cerchio e non sono nè troppo retorici nè troppo antiretorici.

Scena preferita: lo scatto di ira di Fabio contro la bicicletta, subito represso.

*L’altro modo "facile" di far interagire scienza e fiction è di prendere in prestito i paroloni per impressionare il pubblico. Un esempio su tutti è la serie Numbers, in cui una squadra speciale americana risolve i casi a lavagnate di calcoli senza senso (come il caso di un tizio che usa la teoria delle categorie per elaborare un sistema di scommesse sui cavalli, che stronzata!). Tuttavia so che alcune puntate sono curate da scienziati di grosso calibro, quella sulla zeta di Riemann addirittura da Ed Witten, voglio vedere cosa ne è saltato fuori.

3 Comments »

  1. ti ringrazio del disclaimer. ho ancora dele chances di leggere il libro…
    poi tornerò e ti farò sapere…

    Comment by scriptabanane — July 14, 2008 @ 3:56 pm

  2. L’avvertenza non è perchè do’ un giudzio negativo, ma perchè svelo il finale!

    Comment by Administrator — July 14, 2008 @ 5:25 pm

  3. chiaro! ma infatti hai fatto benissimo a mettere il disclaimer…

    Comment by scriptabanane — July 15, 2008 @ 11:19 am



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