July 29, 2008

Stanley Kubrick - Barry Lyndon

Filed under: visioni

4/4

E’ almeno la terza visione, ma per la prima volta mi è capitato di vederlo al cinema, in piazza Maggiore, su un megaschermo con un buon audio. E soprattutto, in un silenzio religioso nonostante la piazza fosse stracolma di gente, almeno un migliaio. Ed il pupo, che per un’ora e mezza è rimasto quieto quieto a guardarsi il film, mimando appena una direzione d’orchestra delle musiche, ed esclamando soltanto un "bau bau" ad ogni inquadratura di animale, pecora o cavallo che fosse (niente cani).

Introduzione da parte di un professore universitario di letteratura inglese, uno di quelli yeah in magliettina che ne sa quanto ne so io e che vorrebbe svecchiare il vecchiume universitario raccontando qualche episodio qua e là, tipo che la villa dove fu girato il film fu ristrutturata in base alle immagini del film, lasciando intendere che questo denuncerebbe una qualche correlazione tra arte e realtà, come disse Oscar Wilde. E che le musiche sono bellissime.

Tuttavia una cosa interessante l’ha detta. Il film è preso dal libro Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray (prima metà ottocento), autore di Vanity Fair (non il giornale). Il libro è in prima persona, quindi piuttosto tendenzioso all’inizio. Ma verso la fine entra un secondo narratore, che denuncia alcune inesattezze nella ricostruzione di Lyndon, che è comunque un personaggio piuttosto contrastato (un assassino, un ipocrita etc.). Viceversa Kubrick assume una voce fuori campo in terza persona, molto distaccata dal personaggio (la prima scena è un duello sullo sfondo, in cui muore il padre di Redmond Barry-Lyndon). Ma il suo personaggio non è così cattivo.

Quanto al film, cerco di evitare di dire cose che tutti pensano. Soltanto due cose. L’estrema lentezza di certe scene della seconda parte, quando Redmond è riuscito a sposare una nobildonna, permette di percepire la noia che gli abbienti al tempo dovevano provare. Lunghe ore a fare lente camminate, giornate passate in poltrona, a dormire, una visita ogni tanto, qualche sonata di musica, il bagno, il trucco. Ma anche ore passate a giocare a carte, a disquisire, e così via, un ritmo di vita che per noi sarebbe incomprensibile e insopportabile. L’altra cosa che questa volta ho notato in maniera lampante, è il tentativo di rendere le scene di questo film degli autentici quadri dell’epoca, in senso pittorico. Non solo la mania per i dettagli, ma anche le luci naturali (famoso per essere girato tutto con luce naturale, compreso negli interni - a luce di candela, con obiettivi concessi dalla NASA), arrangiate in modo da illuminare i personaggi del quadro che sono naturalmente statici, come in posa per un quadro di Vermer o altri. Due su tutte: il saluto tenero con la contadinella olandese, con i volti accostati, e l’immagine di Redmond addormentato sulla sedia del circolo, ubriaco e disperato dopo la morte del figlio (peraltro preannunciata dal narratore prima che accada!) con altri compagni sullo sfondo. Ognuno guarda dalla sua parte, nessuno si muove, luci soffuse, colori accostati con grande precisione.

Cosciotto di agnello al forno

Filed under: cucina

Il cosciotto di agnello è costosetto, ma fatti i conti alla porzione (con contorno di patate arrosto) viene ca. 4 euro, come mangiare alla mensa universitaria. Quando lo acquistate bisogna chiedere al macellaio che lo incida in più punti. Va messo a bagno un paio d’ore prima di cuocerlo con acqua, vino bianco e aceto, cosicchè le carni si sbiancano e venga via la puzza caratteristica delle carni ovine.

 

Tolto dal bagno e asciugato per bene, si passa uno strato di burro e si condisce con sale, pepe e aromi. Prima passato al tegame con un po’ d’olio e aglio per rosolare, poi messo in forno a 180 gradi, rigirato ogni tanto. Quando è ben colorito, innaffiare con vino bianco. Cottura un paio d’ore.

 

July 26, 2008

Fisica Subnucleare

Filed under: fisica

 

Una tabella dei mesoni fatta in casa, per ricordare la composizione dei quark di valenza.

Lo studente non ama le particelle. Sono troppe, con troppe proprietà che si conservano o talvolta no, e portano nomi scemi che finiscono tutti in -one (bosoni e fermioni, adroni e leptoni, fotoni, gluoni, barioni e mesoni, elettroni e positroni, muoni, neutrini, neutroni, protoni, pioni, kaoni…). Pensa che sia una fortuna che Murray Gell-Mann si sia arrogato il diritto di battezzare le particelle più fondamentali e affascinanti con un nome di fantasia, i quark, da una parola inventata da Joyce nel Finnegan’s wake, romanzo in polilingua inventata, di cui egli lesse con gran fatica la prima pagina per la mia tesina di maturità, che rimane ancora il suo lavoro più bello e originale. Come per la chimica, lo studente  si prepara imparando regole di combinazione di cui non solo perchè ha già studiato altri esami, e si è tenuto questo per ultimo, conosce l’origine. Altrimenti dovrebbe accettarle come un ingrediente un po’ sciamanico. Per fortuna all’esame non gli viene richiesta l’esposizione mnemonica della tavola periodica delle particelle, ma di ragionare intorno ad alcuni esperimenti.

In particolare, si prenda in considerazione un esperimento di collisione di elettrone-positrone. Il positrone è l’antiparticella dell’elettrone, e come tutti sanno l’antimateria annichilisce la materia (eppure la gente pensa ancora che l’esistenza dell’antimateria sia un fatto controverso e misterioso! Per un fisico, è un dato di fatto da almeno 70 anni). La coppia di particelle si annichila in uno stato puramente quantistico, una specie di vuoto eccitato con le proprietà di un fotone, la particella che media l’interazione elettromagnetica. Questo fotone non è reale, non vive di vita propria come vivono di vita propria i fotoni delle onde elettromagnetiche*, perchè da un urto inelastico elettrone-positrone per semplice conservazione dell’energia e della quantità di moto non può uscire una particella di massa nulla (non sarebbe conservata la quantità di moto nel centro di massa). Questa violazione delle leggi più fondamentali della fisica può avvenire solo per un tempo sufficientemente breve, quanto permesso dal principio di indeterminazione di Heisenberg (in forma energia-tempo)

ove h è la costante di Planck. Passato questo breve lasso di tempo, il fotone deve materializzarsi in una configurazione finale che sia compatibili con le leggi di conservazione, rispetto all’urto iniziale, una nuova coppia di particella-antiparticella, che viaggiano in direzione opposta (rispetto al riferimento del centro di massa) e quindi non si annichilano tra loro, ma proseguono per stade differenti. Per esempio, questa può essere una coppia di quark-antiquark. Ma attenzione! I quark non esistono per conto loro, esistono solo confinati entro particelle più grandi (gli adroni) che possono contenere tre quark (i barioni), oppure un quark e un antiquark (i mesoni). Pertanto appena creati essi emettono un gluone, una particella senza massa che è il mediatore dell’interazione forte, interazione che coinvolge solamente quark e gluoni e che è responsabile del legame tra i protoni e neutroni nel nucleo. Il gluone è emesso immediatamente: infatti l’interazione si dice "forte" poprio perchè è molto alta la probabilità di emissione dei gluoni, di dieci volte più alta che la probabilità di emissione dei fotoni. Questi gluoni si manifestano nuovamente in coppie di quark-antiquark, che emettendo nuovi gluoni generano una pioggia di quark che si combinano tra loro manifestandosi negli barioni e nei mesoni. Per cui un urto elettrone e positrone, se si realizza in quark, genera due jets di adroni.

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July 18, 2008

Pennette speck e funghi

Filed under: cucina

 

Scrivo di cucina mentre il notiziario di regime dedica l’intera puntata ai prodigi napoletani del premier.

Un sugo veloce per le pennette. Lo speck tagliato a fettuccie sottili velocemente scottato nell’olio e aglio (meglio della cipolla con i funghi), un dito di vino bianco evaporato a fuoco alto, funghi secchi lasciati ammollo, con la loro acqua, e poca passata di pomodoro (si tende sempre a esagerare). Lasciar cuocere a lungo, per tutta la durata della cottura della pasta, in modo che il pomodoro si rapprenda bene, questo è il trucco per la migliore riuscita - altrimenti la passata o i pelati tendono a sapere sempre di passata o pelati. Lo speck è meglio del prosciutto crudo perchè risulta meno saporito dopo la cottura. Nel sugo di sale aggiungerne proprio un pizzico. Pasta spadellata a fuoco vivo. Poi il dubbio: grana o pecorino? Già troppi sapori, eppoi il pecorino non è un formaggio altoatesino - per cui la scelta cade sul grana.

July 16, 2008

Melanzane alla parmigiana

Filed under: cucina

 

Mi sono allenato molto per trovare la soluzione migliore. Il problema delle melanzane alla parmigiana è che se le melanzane le fai fritte, assorbono molto olio e la parmigiana diventa gustosa ma pesante. Se le fai alla piastra, viene molto leggera ma lascia a desiderare quanto a sapore. Altre soluzioni alternative che ho sentito in giro sono: arrostite al forno tutte intere poi fatte a fette e condite con l’olio, oppure cotte al microonde (sic!).

Io ho trovato la mia via. Le melanzane affettate vanno ricoperte di sale e lasciate asciugare in frigo tra strati di carta assorbente. Dopodichè le griglio a fiamma bassa, per evitare che diventino striate nere, senza schiacciarle ma facendo in modo che la fetta rimanga bella rigida. Quando sono ben asciutte e cotte, le butto a friggere due minuti due, assieme ad uno spicchio d’aglio che tolgo prima che si annerisca, e le schiaccio in modo che perdano la restante acqua, in una festa di scoppiettii di friggitura (a proposito, non è l’olio a friggere perchè l’olio ha temperatura di eboliizione altissima, bensì l’acqua che a contatto con l’olio raggiunge in un istante i cento gradi e scoppietta - le schizze sono schizze d’acqua a 100 gradi, non di più). In questo modo la melanzana assorbe molto ma molto ma molto meno olio. Dopodiche le lascio di nuovo a riposo nella carta assorbente.

La parmigiana la si prepara nel solito modo: strato di pomodoro, strato di melanzane, grana abbondante, mozzarella a dadini e foglie di basilico, pomodoro etc. Io le faccio non troppo spesse così che mezz’oretta in forno basti e la mozzarella non si rapprenda troppo. L’ideale è servirle a temperatura ambiente.

E’ una preparazione piuttosto lunga; con un po’ di allenamento sono riuscito ad ottimizzare i tempi sfruttando i momenti morti tra in cucina.

 

 

July 15, 2008

Fegato alla veneziana

Filed under: cucina

E’ da tempo che rifletto sull’opportunità di aprire un nuovo blog per appuntare messaggi più estemporanei come le recensioni, e tenere questo solo come scaletta dei miei works in progress, come era originalmente inteso. Non voglio però esagerare, per cui per il momento per non far cadere nell’incuria entrambi proseguo su questo, inaugurando un’altra sezione di cose futili, quella culinaria. Casomai un giorno mi trasferirò altrove.

Parto con il fegato alla veneziana. Bisognerebbe prendere quello di vitello, tenero e più delicato, ma quello di manzo costa pochissimo (pochi euro al chilo) ed è molto nutriente, pur rimanendo un po’ duretto. La ricetta è tra le più economiche che si possano desiderare. Sciogliere poco burro in padella e saltare una cipolla gialla precedentemente tagliata a rondelle e lasciata ammollo in acqua per mezz’oretta per eliminare l’acido solfenico. Altrimenti quest’acido essendo instabile e volatilizzandosi si trasforma a contatto con gli occhi nell’acido solforico che ci fa piangere (non che servisse stemperarle, visto che poi andavan cotte, ma io l’ho fatto lo stesso). Quando la cipolla è ben appassita aggiungere il fegato a dadini e lasciar cuocere finchè sia eliminato il rosso del sangue. La cipolla alla fine risulterà ulteriormente appassita e intrisa di sugo, ed è la cosa più gustosa della preparazione.

July 14, 2008

Paolo Giordano - La Solitudine dei Numeri Primi

Filed under: letture

Dopo quasi un anno (e me ne vergogno) torno alla lettura, ripartendo con questo libro scorrevole e tuttosommato piacevole, recente vincitore del Premio Strega. Non è questo il motivo che mi ha indotto alla lettura, bensì il fatto che l’autore all’esordio sia un mio coetaneo e peraltro un mio "collega", laureato in fisica teorica ed ora dottorando (i giornali si ostinano a chiamarlo un "giovane matematico", per via dei numeri primi, ma credo che faccia il dottorato in fisica). Avendo io stesso velleità scrittorie, ed essendo peraltro molto interessato all’interazione letteratura-scienza, mi sono lanciato nella lettura.

L’interazione letteratura-scienza. Questo libro non è quel magnifico esempio di fusione tra letteratura e fisica matematica che speravo, e che ancora cerco senza fortuna. Purtroppo sembra che mettere insieme le due sia arduo, in un mondo in cui le cose troppo difficili non si prendono in considerazione, in cui la lettura è sempre più distratta, e soprattutto in un paese che produce il suo meglio nelle scienze naturali ma dove le cosidette "scienze" umanistiche hanno ancora uno status di privilegio culturale. Un paese in cui la stragrande maggioranza della gente non si vergogna di dichiarare apertamente di essere degli asini in matematica, compreso un ex presidente della Banca d’Italia e della Repubblica. Nessuno avrebbe il coraggio di ammettere di essere sgrammaticato. Thomas Mann in un suo libro si permetteva di descrivere la composizione di una Sonata per pianoforte con tanti tecnicismi a far impazzire il lettore. Oggi temo che sia impossibile descrivere i pensieri ossessivi di uno scienziato che ha avuto una magnifica visione, a meno di non ricorrere soltato a suggestioni o di essere relegato nel sottobosco di Stampa Alternativa.*

Giordano sceglie la strada più facile, attingendo dalla fisica (soprattutto) e dalla matematica per produrre metafore e similitudini e istantanee divagazioni che gli servono a caratterizzare i personaggi e a descriverne i sentimenti in maniera originale, con leggerezza e con uno stile sobrio e misurato - anche se per i miei gusti le figure retoriche sono veramentre troppe e alla lunga stucchevoli. Il grande pregio di queste metafore è che sono, per una volta, corrette da un punto di vista scientifico, e non i vaneggiamenti di un autore vagamente sensibile alla fascinazione delle scienza. Mi viene in mente la misura e precisione di Calvino, che negli ultimi anni si era appassionato in maniera meticolosa di scienza, arrivando a sostenere che il Dialogo di Galileo fosse il più bel libro della letteratura italiana e che il miglior libro che avesse letto negli ultimi anni fosse Gnomon di Paolo Zellini, un libro di filosofia della matematica (di difficile lettura, peraltro).

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July 13, 2008

Francis Ford Coppola - Apocalypse now

Filed under: visioni

4/4

Voto scontato e previsto. E’ la mia quarta visione, seconda per la versione integrale "redux" con il recupero di scene censurate per vari motivi, tra cui la lunghezza eccessiva e la critica agli Stati Uniti per la guerra in Viet Nam, che diventa diretta quando Kurtz legge sarcasticamente articoli di giornali dai toni entusiastici sull’esito della guerra, e che viene messa in bocca a dei coloni francesi insediati al confine tra Cambogia e Viet-Nam in difesa della loro piantagione di gomma, in una delle scene più surreali, quando il capitano Willard e i suoi dopo aver superato scenari di guerra ed orrore si ritrovano invitati a cena in una lussuosa villa coloniale. Un’altra scena surreale recuperata è quella del momento di svago con delle conigliette di Playboy che, forse a causa della "pazzia" che contagia tutti tranne, apparentemente, lo stesso Willard, sono del tutto inermi, spaventate ed allucinate.

Ho sempre pensato che il film debba il suo status di capolavoro più alle scene epiche (la sequenza iniziale, nove minuti di movimento di camera lungo il fiume accompagnato da "The End" dei Doors, l’attacco in elicottero al ritmo della "cavalcata delle Valchirie", i surfisti tra il Napalm, la guerriglia al ponte,  lo sterminio degli ambulanti in barca, il finale) che al senso generale, che ne risulta un po’ offuscato. Rimangono delle impressioni (il "malato", l’"orrore", il potere). Il libro da cui è liberamente ispirato, Cuore di Tenebra di Conrad, è ovviamente più chiaro nello spiegare il senso di venerazione ed immedesimazione di Willard in Kurtz e la tentazione di sostituirlo, e alla fine del libro Willard (che nel libro ha un altro nome) è passato completamente dall’altra parte, ed il lettore ha l’impressione di essersi fatto trasportare con lui dall’altra sponda.

Riguardandolo mi sono accorto che certe musichette sintetizzate, soprattutto nelle scene aggiunte, sono decisamente fuori dal tempo e anche un po’ fastidiose, un buon restauro avrebbe dovuto sostituirle.

Infine sulla visione: ho viso il film alla tele, come non mi capita ormai più da tempo, visto che i film che passano sono spazzatura, non c’è più uno spazio settimanale dedicato al cinema, e i film sono stati sostituiti in gran parte dalle fiction che servono a Saccà per sistemare le amichette di Berlusconi. Bravi quelli di raitre ad avere il coraggio di trasmettere un film così. Ma, per un film che dura già di suo più di tre ore, non si possono mettere 6 intervalli pubblicitari e due telegiornali, allungando la visione dalle 8.30 alle 12.15. Quando ho visto i titoli del TG mi è venuta voglia di desistere, alla fine ho fatto una doccia e sono tornato davanti allo schermo. Le partite di calcio e i grand premi di Formula 1 sono sacri, per loro si spostano o annullano i telegiornali e di sicuro non si inserisce la pubblicità. Per un film del genere, una volta tanto, si potrebbe fare lo stesso. Tanto le notizie non scappano, sono sempr quelle alle 23 e alle 24 ed il giorno dopo. Ma il pubblico, quello invece scappa davvero.

July 11, 2008

Romanzo fittizio

Filed under: scrittura

Ho intenzione di scrivere un racconto lungo, e da come l’ho pensato sarà molto lungo. Un romanzo, probabilmente. Scrivo questo post per lanciare la sfida e prendermi l’impegno, nei prossimi mesi, di delineare il progetto. E mi dò una data: 30 settembre per i primi tre capitoli e un piano.

Non sono impazzito. A questo lavoro ci penso ormai da più di un anno. Era nato con la forma di un personaggio e un’idea per un racconto, poi si è ampliato con un secondo personaggio ed un’impressione generale, ma fino alla settimana scorsa era rimasto un’idea a metà perchè mi mancava qualcosa. Ora ho trovato un terzo personaggio che complementa perfettamente gli altri due, ed ho avuto un’idea stilistica per supportare l’intera struttura del romanzo. Ho già la prima frase e l’ultima. I capitoli saranno brevi, alcuni non porteranno avanti la storia ma saranno esercizi di stile su un tema. E’ un romanzo impegnativo ed audace, contorto e spigoloso. Se mai vedrà la luce, questo lavoro potrebbe non piacere a molti stomaci sensibili.

Lo so che sembra un vaneggiamento. Tante volte ho fantasticato di cose simili. Spesso mi sono trovato a odiare un’idea e a bollarla come stupida e infantile dopo solo poche ore averla ideata. Ma questa idea ha retto un anno di riflessioni. L’altro ostacolo da superare è l’inerzia. Sono riuscito a portare a fondo progetti creativi solo quando mi sono posto sotto stretto vincolo, sulla forma e sui tempi. Per questo scrivo i miei intenti pubblicamente, per pormi un vincolo temporale ed uno estetico che mi obblighino, se ne vale la pena, ad arrivare ad un risultato o a rigettare definitivamente le mie fantasie.

July 4, 2008

Christopher Nolan - Memento

Filed under: visioni

 

3/4

Mi piace il cerebrale nei film (Esercito delle 12 scimmie), e mi piacciono anche gli elementi irrazionali di incomprensione (Fight Club, Mulholland Drive). In questo caso ho fatto più fatica ad accettare di non aver capito, perchè non ho capito se dovevo capire o non dovevo capire. Alla fine propendo per la seconda. Non sapremo mai (come in Pirandello, Così è, se vi pare) chi lo sta fregando (di più) e chi è in buona fede, quanto tempo sia passato, quante cazzate ha compiuto, quali colpe avesse eventualmente. Comunque magnifico nella costruzione a flash-[forward], che ti mettono nelle condizioni del soggetto, che a causa di un trauma ha perso la memoria a breve termine. Tutti i rimandi sono molto ben curati.



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