Florian Henckel von Donnersmarck - Le vite degli altri
3.5/4
Il massimo dei voti, al pari di Luxuria. I due film hanno molto da spartire. Il regime, i sovversivi, le spie, l’ufficiale fedele, il teatro e gli intellettuali che prendono coscienza, l’amore per una donna. La cura maniacale del dettaglio, delle scenografie, degli abbigliamenti e delle ricostruzioni storiche. Ma se Luxuria era sontuoso, questo film assume i toni del luogo e il tempo dove è ambientato: il grigiore senza tinte e senza luci ed ombre della germania dell’est nella fine degli anni ‘80, a pochi anni dalla caduta del muro. Tutto è curato benissimo, soprattutto gli interni delle case.
Non spreco parole sulla trama. Ma solo una nota sui protagonisti. L’intellettuale spiato è un personaggio positivo. Prende coscienza e fa un atto ribelle. Ma non è un ribelle, ha soltanto agito in base all’intelligienza e a una presa di posizione quasi obbligatoria per una persona con un minimo di dignità. E’ anche un personaggio che ama i palcoscenici, la ribalta, senza ipocrisia, ma con molta vanità. Non è lui il sovversivo. Perchè lui, ignaro, è cullato dalla fortuna e non pagherà mai le conseguenze del suo atto di coraggio. Non ha la levatura morale e la dignità di chi lavora e paga, e caro, nell’ombra, senza riconoscimenti ma anzi con umiliazioni. E anche quando l’intellettuale si rende conto di cosa si è mosso alle sue spalle, sfrutta l’occasione per recuperare l’ispirazione, relegando il riconoscimento al suo salvatore all’epigrafe del libreo. Non so se il regista intendesse dare a questo fatto un tono di ironia. Credo di no, ma io l’ho percepita così; lui ha avuto il massimo con il minimo, e non è mai veramente uscito dai ranghi.
