Paolo Sorrentino - Il divo

3.5/4
Ecco cosa vuol dire fare cinema alternativo: non l’amore allucinato che intravedo nel trailer del prossimo film di Ozpetek, che mi fa accapponare la pelle solo a pensarci, non i baci saffici della Bellucci, non i drammoni storici. Un film su Andreotti è quanto di più coraggioso non perchè tocchi un qualche potere, che bene o male oggi è oramai impotente, ma perchè è una scelta diversa su cui nessuno in partenza scommetterebbe una cippa. Fa coppia con il Caimano di Moretti, ma lo supera di metri.
E’ un film difficile, non che si lasci guardare così, come una commedia. Ci vorrebbe anche un tantino in più di preparazione sulla recente storia di Italia. Quando sentivo parlare di Sindona, Salvo Lima, Cirino Pomicino, di Cossiga presidente della Repubblica avevo 10-12 anni, capivo che succedeva qualcosa e che c’era casino, ma certo non cosa stesse succedendo. Non sono bastate alcune puntate di Blue Notte e qualche rievocazione per calarmi nella storia dei primi anni ‘90 e delle vittime del terrorismo di Stato. Rivedrei volentieri questo film dopo essermi documentato, soprattutto sui processi.
Non spendo parole sul film, perchè è gia stato detto tutto. Una sola nota stonata: troppa musica, che viene usata spesso intelligientemente per fare contrasto e dare un senso di grottesco. Ma un po’ troppo spesso, e soprattutto ne usa troppe diverse. Una scommessa azzardata, le didascalie che accompagnano i personaggi storici man mano che entrano, ma funziona. Invece non gradisco le scritte a fine film a completare la storia, come ormai è sempre più di moda e quasi obbligatorio per ogni film tratto da una storia vera, a togliere allo spettatore la curiosità di andare a cercarsi come è andata a finire, e per ricordargli che questa è proprio una storia vera (a volte nel velato tentativo di dare al film una sorta di superiorità morale). In questo caso, però, capisco che fosse necessario, dopo aver confuso le acque tra realtà e immaginario collettivo, chiarire anche per motivi di verità storica come sono andati a finire i processi.



è un sito di parte. Innanzitutto parteggio per classicthesis, l’elegantissimo pacchetto di latex che mi ha permesso di scrivere queste note. E poi parteggio per l’entropia di Gibbs, perchè dopotutto rimango filosofo dentro, e non posso che chiedermi che cosa ne sarà di questo stanco universo. Cerco di riassumere in poche parole. L’entropia dell’Universo aumenta. Vabbè. Ma quale entropia? Quella di Gibbs, che misura l’informazione totale e la tendenza di un sistema a raggiungere l’equilibrio statistico, no (se si conserva l’energia e supponiamo un universo deterministico). Quella di Boltzmann, che individua la freccia del tempo e caratterizza la degradazione dell’energia, si, ma solo se esiste un osservatore che la definisce. Paradosso? Lo stesso avviene in meccanica quantistica, che non è meno deterministica di quella classica in assenza di osservatori. La riduzione dello stato quantistico presuppone infatti che esista un’analoga riduzione dello stato classico da qualche parte nell’universo, un osservatore che misura. E la riduzione dello stato classico presuppone che esista qualcosa di quantistico da qualche parte nell’universo di intrinsecamente stocastico. E se non esistesse un tale dualismo? E se la "funzione d’onda dell’universo" non potesse collassare? E se l’informazione non potesse diminuire? E chissenefrega allora che la quantistica sia la quantistica o sia sottesa dalla fisica classica, tanto sono uguali, hanno gli stessi problemi. Certo, a livello intermedio Boltzmann spiega tutto, i sistemi si giustificano tra di loro, si spiegano tra di loro, si misurano tra di loro, si definiscono tra di loro. Tanto questa dannata freccia del tempo non c’è. Se qualcuno ti dice: "verso ovest
è dove va la discesa. Quella mulattiera sale o scende?" lo prendi per pazzo. Ma non è pazzo, e solo ragionevole. Mi viene una gran voglia di studiare di tutto, dalle teorie di decoerenza a GWZ a gravità quantistica…
