Gabriele Muccino - La ricerca della felicità

3/4
Mi sono bevuto il cervello? Un voto così alto ad un’americanata del più odioso di tutti i registi italiani e con la strapagata superstar pop? Elogio sperticato del sogno americano - del fare i soldi? Del self-made man? Dell’economia speculativa delle grandi finanziarie, dal volto umano? Con quel tocco di melos italiano? Con un finale zuccherino, noto fin dall’inizio?
E se questo fosse un ottimo film sul sogno americano? Con una prestazione di Will Smith da paura, tra corse, sguardi e preoccupazioni. Con una screenplay magistrale (ok, il lavoro di un professionista di Hollywod, ma allora? Dove sono i professionisti in Italia?), ben equilibrata e con il giusto peso di epopea, dramma, comicità e sentimento?
Quindi mi chiedo. Ma bisogna proprio sempre rompersi le palle con le tragedie senza sbocchi e senza speranza alla Ken Loach, con i finali irrisolti, con le domande poste e mai risposte, con il minimalismo, con l’intellettualismo, con tutto quello scatafascio di -ismi europei, con la profondità dei personaggi alla Moretti che non fanno un tubo in tutto il film e però sono così profondi? Bisogna che tutti i personaggi di ogni film rappresentino sempre un universale, e allora questo diventa un film misogino e filocapitalista, o per una volta possiamo considerarla semplicemente una storia senza voler caricare i personaggi del peso della storia? Una volta tanto possiamo goderci in tutta leggerezza l’epopea americana di uomo che ce la fa con le sue mani, pur sapendo - e lo sappiamo - che l’America non è così (non lo è più) e le cose hanno tinte più fosche nella realtà. Ma il sogno americano merita di essere raccontato, e soprattutto merita di essere raccontato agli americani, che se lo sono dimenticato assieme alla loro Costituzione, da un europeo intelligiente, ammiccante ma anche amichevolmente critico.
Da ricordare: le scatole con le apparecchiature mediche che si deve portare in giro per tutto il film, che gli vengono rubate da improbabili fricchettoni e riaffiorano in giro nel marasma di gente nelle metropolitane e nel traffico cittadino - così pesanti e concrete e così surreali. La scena di felicità alla fine, molto ben recitata e realistica, con questo urlo interno incontrollato e commovente.

matteo non ti devi giustificare. la ricerca della felicità è un film carino (anche se nella tua scala io gli darei un 2,5). e c’è da finirla di guardare le cose con paraocchi. il cinema è intrattenimento: qualche volta dà da pensare, qualche volta no; qualche volta racconta una storia e quella dobbiamo giudicare (ma sapendo sempre che è una storia, un momento, molto più di quanto sia -anche - un ragionamento).
non so se mi spiego…
Comment by scripta — April 28, 2008 @ 11:04 am