Paul Thomas Anderson - Magnolia

2.5/4
C’è un buon cinema d’autore, soprattutto americano, che ha il gusto i sentimenti e le riflessioni personali di respiro universali, che utilizza il background culturale ed emozionale delle persone per accattivarsene, con intelligenza, la partecipazione, e grazie alle quali può contorcersi in vicende più o meno intricate, più o meno risolte, con grande libertà. E che sanno essere irriverenti ed eccentrici quanto basta per irretire i più critici. Sono film generalmente ben fatti, registicamente spesso si assomigliano per ingegno e per provocazioni. Mi vengono mi mente American Beauty, Babel e 21 Grammi, ma ce ne sono tanti. A volte ho l’impressione che i pretesti siano un po’ troppo pretestuosi. Avrei preferito un po’ di meno, soprattutto meno personaggi e meno storie aperte, e un po’ meno messaggi nella bottiglia. La morte, il cancro, i rapporti uomo-donna, i sensi di colpa, l’essere personaggi costruiti, i rimpianti… un po’ troppo; alla fine preso a singoli film mi sarebbe piaciuto di più, così tutto insieme ho qualche perplessità.
