April 3, 2008

AAVV - Scritti al Bo

Filed under: letture

Chi scrive male, pensa male, e vive male. Prafrasata da Nanni Moretti.

Finalmente si inaugura anche una sezione letture, non perchè prima non avessi tempo di scrivere commenti, ma perchè è da parecchi mesi che, vergognandomene, non leggo se non articoli scientifici e blog entries. Le raccolte di racconti sono quello che ci vuole per i lettori sporadici come me, che in un intercapedine dell’agenda incastonano le lettura di uno o due racconti, tempo sottratto alla scrittura sul blog. In particolare mi sto appassionando alla letteratura sommersa, quella dei wannabe-writers e degli scrittori amatoriali, che in Italia sono in numero maggiore dei lettori. Quasi tutti abbiamo un racconto e un idea di romanzo nel cassetto. Ho avuto modo di leggere cose di scarsa o scarsissima qualità di scrittori improvvisati per via di vicessitudini varie. Questa raccolta invece è di buona qualità, e quindi il mio giudizio complessivo è positivo. Non perchè non credessi all’iniziativa, ma perchè mi sorprendo di scoprire talvolta che ci sono persone che sanno ancora parlare e scrivere bene in Italia, per questo motivo confesso che avevo un pregiudizio. Alimentato da un  antefatto.

L’antefatto è che un mio racconto (questo) non è stato selezionato dalla giuria del concorso, e devo dire che sono rimasto molto deluso. Ovviamente non sono un buon giudice della mia opera, conoscendola praticamente a memoria. Ma chi l’ha letto ha dato pareri positivi. Posso dire con quasi certezza che non dovrebbero esserci errori, e che la sintassi dovrebbe essere abbastanza fluente. La scrittura non è creativa nello stile, perchè francamente di essere creativi a me non me ne frega più di tanto. A me piaccio le sovrastrutture. Viene dunque la storia… e la storia è una storia adulta, un po’ noiosa, moraleggiante e anche abbastanza contorta, ma credo abastanza profonda. Leggendo la raccolta dei racconti selezionati, osservo che c’è molta "ricerca" sullo stile, sui rimandi letterari, ma generalmente non si investe molto sulla storia e sulla caratterizzazione dei personaggi. Sono racconti abbastanza lineari. Storie sensibilmente d’impronta autobiografica. Esercizi di stile su storie minimaliste. Ma dopo un po’ il minimalismo rompe, soprattutto se non si è Tabucchi o Salinger. Inoltre noto che gran parte dei racconti affrontano temi della salute, della vita e della morte, e spesso con molta superficialità affrontano temi etici in risonanza con il sentire dell’opinione pubblica (che segnalerò tra parentesi).

Mi chiedo quindi se il mio racconto non sia piaciuto per motivi di scrittura di cui non mi rendo conto, perchè la complessità storia non ha attecchito o è sembrata troppo ambiziosa, o per via del titolo, francamente orrendo (ero talmente divorato dal dilemma del titolo da aver scelto una schifezza assoluta).

 

Commento ragionato. Ci sono alcuni racconti veramente meritevoli, ma non condivido la selezione dei vincitori. In particolare non mi è piaciuto il primo classificato, Poco meno degli angeli, che ho trovato estetizzante e ammiccante nel trattare astutamente i temi della morte e dell’amore con qualche citazione biblica e un tocco di umanesimo (morte ed ospedalizzazione). Unica parte che si salva è il ritorno a casa, scritto lo ammetto con sensibilità e tatto. Decisamente torbido e inquietante è invece La gioia del vuoto (il re degli ipocriti), uno dei migliori a mio avviso, ma troppo cupo e nichilista per poter vincere (c’è la morte, ma in maniera molto diversa dagli altri). Per la linearità e la precisione mi è piaciuto il terzo classificato, Colloqui e anche molto ben scritto è il secondo, Aspettando Cyrano, compiuto e piacevole nel tratteggiare un nascente affiatamento amoroso sullo sfondo di vicende personali negative e di scenari quotidiani squallidi (il condominio, l’appartamento, la chiesa), sicuramente uno dei più elaborati e limati della raccolta (morte di un caro, cura dei vecchi, ospedale). Scritto invece di getto, ma efficace e divertente è Boiler, simpatico e stralunato; in particolare è resa bene secondo me la percezione distorta della realtà dell’ubriacone prima dell’incidente, ed in effetti al risveglio dal coma anche il lettore deve un attimo risvegliare i neuroni per capire, ma con leggerezza (coma e risveglio). No go invece per Caffè, lezioso esercizio di stile in scrittura creativa, con divagazioni (non male l’idea) incorniciate da diversi tipi di parentesi. Uno dei migliori è quello dell’unico professore universitario tra i dieci, Il pescatore, e non per il riferimento a de André, ma perchè è molto ben scritto, ed è bella la figura del pescatore sull’Appennino che ha asilo politico a partigiani, brigatisti e clandestini con la stessa ospitalità. A me piacciono i bei personaggi, tratteggiati bene come in questo. Non ho capito cosa ci faccia tra gli altri una lettera privata alla fidanzata, Ric(amare) la vita, recuperata come esercizio di scrittura creativa, a detta dello stesso autore, che vuol dire evidentemente scrivere come si parla. Questo è proprio l’esempio della piaga che attanaglia la scrittura italiana giovane: non la finta creatività della scrittura (alla fine in tanti saprebbero scrivere bene come e meglio di alcuni dei migliori scrittori sulla piazza), ma l’autobiografismo, la pretesa che perchè c’è stato il minimalismo allora tutto va bene, che ai lettori gliene possa fregare qualcosa delle vicende personali degli altri. I nostri vissuti si assomigliano parecchio, quando si va a parlare di innamoramenti e sensazioni e rapporti umani; le nostre idee possono essere diverse e profonde, ed è di queste che secondo me bisogna parlare in un racconto. Chiusa la parentesi. Rimane Giallo oro su azzurro cielo, surreale nel tratteggiare gli ultimi minuti insignificanti precedenti all’eutanasia di una donna in perfetta salute apparente (eutanasia). Crepuscolo è uno di quelli che mi fa dire, perchè il mio no? Non voglio essere troppo severo, leggetelo… nelle ultime righe accenna ad un tema etico immenso, che liquida senza troppa difficoltà, ecco perchè (morte di un caro, accanimento terapeutico). Molto bello, dalla scrittura fluida e raffinata, con grande appropriatezza di terminologia e anche documentazione sui propri avi e sugli usi e costumi di una famiglia nobile veneziana a metà dell’800, Hic prope mors est tratteggia il disfacimento culturale e materiale di una casata nobiliare e il passaggio da un’età della cultura e del gusto ad un età della tecnica (morte, ma usata intelligentemente su un piano allegorico).

 

4 Comments »

  1. ciao, ho letto che sai qualcosa sul conscorso “scritti al bo” di cui ho disperatamente cercato in giro ma di cui non ho trovato nulla - salvo edizioni passate…- vorrei chiederti delle info se non ti dispiace… ciao erika ps. non so se il mio indirizzo mail compare…

    Comment by erika — August 5, 2008 @ 9:49 pm

  2. Good post

    Comment by Олег — March 26, 2009 @ 1:02 pm

  3. Ciao, ho scoperto da poco il tuo blog e mi hanno molto colpito i racconti brevemente recensiti di “scritti al Bo”. Mi sapresti dire dove posso trovarli per dilettarmi nella loro lettura? Grazie.

    Comment by Alex — May 11, 2009 @ 4:50 pm

  4. Ciao, non credo che il volumetto sia di facile reperimento. Se sei a Padova dovresti trovarlo alla Cleup. In ogni caso, prova a contattare la Cleup per sapere se e’ possibile farselo mandare. Credo costi dieci euro.
    Gia’ che ci sono ti segnalo che questo blog fa’ il paio con quest’atro
    http://tomate.blogsome.com
    che e’ molto piu’ aggiornato.

    Comment by matteoeo — May 12, 2009 @ 9:59 am



Lascia un commento



Anti-spam measure: please retype the above text into the box provided.



Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Helga Cleve and widely (wildly)
rearranged by matteoeo (sorry helga!)