fede e religione
Incontro con i capi scout del mn7, un piacevole ritorno ad un pezzo di vita ormai alle spalle e con i compagni d’allora. Confronto su dieci domande nel tentativo di stabilire i rispettivi domini, mansuetare le ansie circa possibili intromissioni, comprendere i pensieri di un ateo. Seguono domande sparse, alcune molto interessanti anche se di difficile risposta, sulla ricerca di principi e punti di riferimento per un ateo, sui limiti che l’etica e la scienza, la politica e la religione. Soprattutto interessante la questione degli scienziati e della loro fede cieca nei confronti del progresso, un’atteggiamento sostanzialmente positivista (come di stampo positivista sono spesso le critiche alla religione mosse da scienziati quali Hack, Odifreddi, che non colgono spesso certe questioni profonde, rivolgendosi spesso - e giustamente - ad una platea che ancora deve fare i primi passi). E’ chiaro come il concetto stesso di progresso dipenda non da questioni scientifiche ma da principi etici; gli scienziati spesso scambiano la propria sete di conoscenza per progresso dell’umanità. Ma la capacità di curare le malattie più rare, o di prolungare la vita di organismi condannati, che cos’è in confronto al dovere morale di curare milioni di persone dalla malaria? Per quanto la scienza possa fornire strumenti indispensabili per comprendere la realtà, alla fine le decisioni vanno prese in base a riconosciuti principi etici. Inoltre la politica dovrebbe procedere per metodi diversi da quello scientifico, il principio di precauzione, la minimizzazione del rischio. L’utilità di una ricerca scientifica (in senso esteso, anche ecologica, economica, sociologica) serve a spogliare un fenomeno, a ridurlo ai minimi termini per permettere di mettere a fuoco in maniera chiara quali sono i principi e le logiche sottostanti. Penso alla Val di Susa, dove la ricerca scientifica è riuscita a smascherare che la lotta per la TAV era sottesa da uno scontro di ideali di progresso diverso, o alle energie rinnovabili. Inoltre non bisogna mai pensare che lo scienziato eserciti il metodo scientifico su di se. E’ la comunità scientifica che ha questo ruolo, ogni scienziato è illuminatco da una fede e procede come un treno per dimostrare le sue idee, e non si arrende facilmente se queste vengono dimostrate sbagliate. Così Galileo non poteva avere un atteggiamento realmente scientifico, ma il processo comunque fu sbagliato perchè era la comunità scientifica di riferimento dell’epoca, cioè la chiesa, che doveva mettere in discussione il proprio sapere e quello di Galileo in maniera scientifica, e non con un processo alle intenzioni.
