January 25, 2008

storia del jazz 3 - timbro e voce

Filed under: jazz

Joe "Tricky-Sam" Nanton 

Il timbro e la voce, il suono, il sound.

La corporeità modella il trimbro, è una caratteristica delle musiche a tradizione orale, ove non ci si deve rifare ad un ideale sonoro (anche quando eterodosso, come nel caso di Glenne Gould) ma la fisicità dell’esecutore fa parte dell’estemporaneità. Ascolto di Roscoe Mitchell (sax alto), Noonah. Free jazz, note strappate, grande fisicità. C’è una ricerca sul timbro, sul colore, sulla materia sonora (paragonabile per certi versi alla scoperta del suono in musica classica contemporanea, dove comunque non vi è ricerca individuale del proprio sound da parte degli esecutori, ma è un’esplorazione delle potenzialità dello strumento da parte dei compositori). Il principio dell’eterogeneità sonora, contrapposto all’omogeneità orchestrale, era già radicato nella cultura africana. E’ brutto un suono singolo, e in tutti i repertori della musica africana (ed afro-americana) si applicano elementi di arricchimento, per esempio ad un tamburo si applicano sonagli, campanelli, noci etc. Nella musica afro-americana la voce viene arricchita gorgogliando, grattando, imitando uno strumento, e viceversa gli strumenti imitano le voci. Questa imitazione reciproca è un elemento fondamentale. Ascolto di Ben Webster Come rain or come shine, si sente il flusso d’aria, il destino di ogni suono è variabile, può vivere o morire o esprimersi, un dramma ad ogni nota.

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fede e religione

Filed under: scienze

Incontro con i capi scout del mn7, un piacevole ritorno ad un pezzo di vita ormai alle spalle e con i compagni d’allora. Confronto su dieci domande nel tentativo di stabilire i rispettivi domini, mansuetare le ansie circa possibili intromissioni, comprendere i pensieri di un ateo. Seguono domande sparse, alcune molto interessanti anche se di difficile risposta, sulla ricerca di principi e punti di riferimento per un ateo, sui limiti che l’etica e la scienza, la politica e la religione. Soprattutto interessante la questione degli scienziati e della loro fede cieca nei confronti del progresso, un’atteggiamento sostanzialmente positivista (come di stampo positivista sono spesso le critiche alla religione mosse da scienziati quali Hack, Odifreddi, che non colgono spesso certe questioni profonde, rivolgendosi spesso - e giustamente - ad una platea che ancora deve fare i primi passi). E’ chiaro come il concetto stesso di progresso dipenda non da questioni scientifiche ma da principi etici; gli scienziati spesso scambiano la propria sete di conoscenza per progresso dell’umanità. Ma la capacità di curare le malattie più rare, o di prolungare la vita di organismi condannati, che cos’è in confronto al dovere morale di curare milioni di persone dalla malaria? Per quanto la scienza possa fornire strumenti indispensabili per comprendere la realtà, alla fine le decisioni vanno prese in base a riconosciuti principi etici. Inoltre la politica dovrebbe procedere per metodi diversi da quello scientifico, il principio di precauzione, la minimizzazione del rischio. L’utilità di una ricerca scientifica (in senso esteso, anche ecologica, economica, sociologica) serve a spogliare un fenomeno, a ridurlo ai minimi termini per permettere di mettere a fuoco in maniera chiara quali sono i principi e le logiche sottostanti. Penso alla Val di Susa, dove la ricerca scientifica è riuscita a smascherare che la lotta per la TAV era sottesa da uno scontro di ideali di progresso diverso, o alle energie rinnovabili. Inoltre non bisogna mai pensare che lo scienziato eserciti il metodo scientifico su di se. E’ la comunità scientifica che ha questo ruolo, ogni scienziato è illuminatco da una fede e procede come un treno per dimostrare le sue idee, e non si arrende facilmente se queste vengono dimostrate sbagliate. Così Galileo non poteva avere un atteggiamento realmente scientifico, ma il processo comunque fu sbagliato perchè era la comunità scientifica di riferimento dell’epoca, cioè la chiesa, che doveva mettere in discussione il proprio sapere e quello di Galileo in maniera scientifica, e non con un processo alle intenzioni.

January 23, 2008

gran café live /4

Filed under: musica

Frédéric Chopin

Preludio op. 28 n.2

Preludio op. 28, n.4

Ballata n.1 in sol minore, op. 23 (1835)

Ballata n.4 in fa minore, op. 52 (1842)

Maurice Ravel

 
Ma Mère l’Oye, cinq pièces enfantines (1910)

I. Pavane de la Belle au bois dormant

II. Petit Poucet

III. Laideronnette, Impératrice des pagodes

IV. Les entretiens de la Belle et de la Bête

V. Le jardin féerique

Ondine, da Gaspard de la Nuit (1908)

Alborada del Gracioso, da Miroirs (1905)

Alexander Scriabin

Preludio per la mano sinistra op. 9 n.1 (1894)

Preludio op. 11, n.4

Sonata n.9 “La messa nera”, op. 98 (1913)

January 18, 2008

tucson tribune

Filed under: scrittura

 

dal Tucson Tribune, 11/21/07


ASU* controversy and the quest for equilibrium in freedom of speech assessment

(liberamente tradottoin italiano)
*Arizona State University

La polemica rischia di riattizzarsi presso i vertici dell’Arizona State University, che ieri hanno chiesto coralmente le dimissioni del rettore Howard Spencer dopo la risoluzione dell’imbazzante questione che ha visto le cronache cittadine assurgere a questione federale. Il rettore è al centro dell’attenzione pubblica per aver invitato a tenere una lezione magistrale Ron Hubbard, famigerato capostipite della Chiesa di Scientology, una dottrina che annovera tra i fedelissimi nomi noti dello spettacolo come Tom Cruise e George Clooney, politici e lobbysti di ogni schieramento e anche eminenti scienziati quali Brian Greene e Paul Davies. Una fede che secondo recenti sondaggi dell’American Institute of Statistics sta sotterraneamente dilagando nel nostro paese; le stime indicano che un americano ogni venti ha intrapreso o sta intraprendendo un "cammino di sublimazione interiore", per usare le parole tratte da Dianetics, la Bibbia del movimento scritta da Ron Hubbard, ex-scrittore di romanzi di fantascienza.
Nelle scorse settimana studenti e professori emeriti dell’Università si sono ribellati alla scelta unilaterale imposta dal rettore Spencer, egli stesso vicino alla Chiesa scientologista secondo voci di corridoio, sostenendo l’incompatibilità di un’istituzione culturale libera da condizionamenti come l’Università e il carattere totalizzante del culto scientologista, e contestando le modalità dell’incontro, privo di contraddittorio e dibattito, e a invito riservato a pochi studenti e professori. Tuttavia una lettera privata giunta al rettore a firma di un congruo numero di rinomati professori non è bastato a dissuaderlo, e Spencer ha anzi ribadito l’invito annunciando l’assunzione di nuove e più severe misure di sicurezza per impedire l’accesso nella zona dell’incontro agli studenti, fatta eccezione per un novero di giovani appartenenti al club scientologista dell’Università. La contestazione si è quindi inasprita, ed è di ieri sera la notizia diffusa dal portavoce di Ron Hubbard, Jack Stevenson, che il padre spirituale non parteciperà all’incontro, per paura di possibili infiltrazioni di contestatori. Sarebbe stata questa la prima apparizione pubblica di Hubbard dopo dieci anni di anonimato, che ha aumentato il mistero intorno alla sua figura.
Spencer, dopo aver annunciato provvedimenti nei confronti dei professori e studenti coinvolti, è ora nell’occhio del ciclone, preso di mira in particolare dalle autorità statali dell’Arizona, che hanno fortemente deplorato l’iniziativa temendo che avrebbe portato una sgradevole pubblicità del rito scientologista in una zona da anni sconvolta da terribili fatti di cronaca legati a sette di ogni tipo, anche se a tutt’ora non è noto il contenuto del discorso che Hubbard avrebbe dovuto tenere, se un discorso ispirato ai principi del culto o una lezione magistrale di fantascienza, come Spencer continua a sostenere, avendo lui chiamato Hubbard solo in veste di romanziere, e non come leader spirituale. A gettare benzina sul fuoco ci pensa il noto polemista Leo Lindsay, sostenendo che questo episodio rappresenta una grave violazione del quinto emendamento. Ma anche l’impossibilità di un confronto da parte degli studenti, in un luogo pubblico, rappresenta a detta del loro rappresentante, John Synai, una violazione inaudita della libertà di parola. C’è da scommetterci, la polemica non si spegnerà presto, e qualche testa a pronta a ruzzolare.

Matthew P.

January 11, 2008

l’asino dau

Filed under: scrittura

Foto identificativa di Lev Landau durante il periodo passato in carcere sotto il controllo del KGB

Versione pdf qui.

L’asino Dau 

Buongiorno professore.
Salve Lev. A che piano sali?
Centoventiquattro.
Io mi fermo al quarantunesimo. Come va con la tesi? Hai scelto un titolo?
Francamente, ho la testa per aria in questo momento.
Per una donna?
Perbacco, no! Non ha letto professore?
Cosa?
Il bollettino interno di stamane.
Non l’ho ancora visto.
Notizie bollenti.
Hanno sintetizzato l’acqua calda?
Più roventi ancora!
Hanno svelato il principio di non cospirazione.
Quello è stato dimostrato anni fa, ed un premio Le Bòn consegnato, non ricorda?
Si si certo…

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January 2, 2008

Entropia microscopica

Lettura di Udo Seifert, Entropy production along a stochastic trajectory and an integral fluctuation theorem, e di Ken Sekimoto, Langevin Equation and Thermodynamics, con annessi appunti. Sono articoli semplici ma di fondamentale importanza per porre le basi di una termodinamica microscopica. Sekimoto nella sua introduzione afferma che tra i tre livelli possibili di descrizione dei fenomeni statistici (Hamiltoniano deterministico microscopico / mesoscopico stocastico / termodinamico, ordinati per successiva cancellazione di dettagli deterministici) esistono relazioni (meccanica statistica <-> termodinamica, meccanica statistica <-> processi stocastici tramite il formalismo di Zwanzig-Mori, da cercare) e questo articolo colma l’ultimo vuoto lasciato nell’interpretazione di grandezze termodinamiche a livello microscopico. In verità Sekimoto con fatica minima si riduce ad esporre una versione microscopica per la prima legge della termodinamica per l’equazione di Langevin, e a derivare la seconda legge per medie di ensemble. Molto più interessante il lavoro di Seifert, che definisce un’entropia microscopica per processi di Langevin e per master equations.

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