il circolo (de)privato delle quinte
Un’allieva di pianoforte un giorno chiese al suo maestro le ragioni della sua antipatia per certi pezzi di Ludovico Einaudi, e perchè si ostinasse a proporle di studiare un insignificante preludio di Chopin. Non l’avesse mai fatto!
Fisica. La vibrazione di una sistema oscillante, come una corda, può essere scomposta in modi fondamentali di oscillazione, detti “armonici”. Il più fondamentale equivale all’oscillazione coerente di tutta la corda sottoforma di un’unica pancia (come per il salto della corda), gli altri sono relativi a moti con un maggior di punti fissi (nodi) lungo la corda. Ogni modo produce un suono puro ed ha un’intensità relativa (spettro), che determina l’altezza percepita il timbro dello strumento.
Numerologia. Immaginate di essere un antico sàtiro greco alle prese con un mazzo di corde con cui costruire una cetra. Volete stabilire un sistema di suoni fisso con cui accordare lo strumento. Decidete di usare un sistema “naturale” basato sugli armonici, ossia sulla divisione e moltiplicazione esatta della lunghezza della corda. Dividendola per 2,4,8 etc. ottenete delle note fondamentalmente uguali a quella di partenza, solo più acute. Avete inventato l’intervallo di ottava. Prendendone solo un terzo si ottiene invece un suono autenticamente nuovo. Potete continuare a dividere per tre e ottenere una molteplicità di suoni nuovi (ogni tanto raddoppiate la corda se diventa troppo corta). Quanti sono questi suoni, infiniti? O non è che prima o poi il cerchio si chiude e si torna al suono di partenza? Ovverosia, in termini matematici, esistono due numeri n e m tali che 1/3n = 1/2m ?
La risposta è no, ma quasi: esistono due numeri per cui quelle due potenze si avvicinano parecchio. E sono i due numeri magici della musica: 12 e 7. Dopo 12 divisioni della corda in tre parti si è (approssimativamente) tornati al suono di partenza (salvo 7 salti discendenti di ottava). Insomma il vostro sistema distingue chiaramente 12 suoni, raggiungibili quasi esattamente con un salto di un nuovo intervallo che chiamiamo di “quinta”. Rappresentando i dodici suoni ottenuti per salti di quinte lungo il quadrante di un orologio, ottenete il “circolo delle quinte”, qui a fianco rappresentato.
Storia. Più o meno nell’arco della storia umana si è passati dall’intonazione di melodie solitarie (una nota per volta) all’utilizzo di linee melodiche sovrapposte in maniera piacevole per l’orecchio contrappunto = nota contro nota) all’utilizzo di sovrapposizioni di molteplici note consonanti (“accordo” di tante note). Gli accordi sono poi evoluti da semplice concomitanza di suoni a funtori strutturali dell’ “armonia”.
Semantica. “DO” è la nota DO. “Accordo di DO” vuol dire l’insieme di tre note o più note, di cui la più basilare è il DO. “Tonalità di DO” è un insieme di accordi collegati da funzioni strutturali, il cui più basilare è l’accordo di DO. L’”Armonia” è l’insieme delle tonalità, e l’arte del collegarle.
Filosofia. All’interno di una tonalità gli accordi non vivono per contro proprio, ma appartengono ad un tessuto musicale regolato da una sorta di dialettica hegeliana. Ci sono gli accordi di SOTTODOMINANTE che assolvono la funzione di TESI (oppure usando una metafora calcistica, di ASSIST) che hanno il sapore della PREPARAZIONE di un situazione, accordi di DOMINANTE/ANTITESI/TIRO/TENSIONE, accordi di TONICA/SINTESI/GOL/RILASSAMENTO. Per esempio nella tonalità di DO l’accordo di DO è la tonica, FA assolve il ruolo della sottodominante e SOL è la dominante. Nella tonalità di FA l’accordo di DO è la dominante e la sottodominante è SIb. Lo stesso accordo può avere in contesti diversi funzioni diverse. Questo consente di migrare da una tonalità all’altra, assegnando allo stesso accordo di volta in volta un significato strutturale diverso.
La dialettica musicale è ben visualizzata sul ciclo delle quinte tracciando delle righe tra gli accordi che via via si succedono nel pezzo, perchè proprio due V sono gli intervalli tra la (nota fondamentale della) sottodominante e la (nota fondamentale della) tonica e tra tonica e dominante. Accordi appartenenti alla dialettica di una stessa tonalità sono vicini di casa, stanno uno a destra e uno a sinistra dell’accordo che dà il nome alla tonalità. Nella tonalità di DO, la tonica è l’accordo di DO (ore 12) la sottodominante è l’accordo di FA (ore 11), la dominante è il SOL (ore 1). Un blues è una forma musicale che oscilla leziosamente tra questi tre accordi, senza migrare per altri lidi e senza ulteriori pretese.

Guardate invece la massa armonica di Certe Notti, tutta concentrata attorno alla tonica MI e alle sue parenti strette LA e SI.
"Certe Notti" di Ligabue
Quindi. Gran parte della musica occidentale (compresa classica pre-dodecafonica, pop, jazz, etc.) è fondata sulla ripetizione talvolta asfissiante della dialettica armonica o varianti. Molta musica (soprattutto il jazz tonale) arricchisce notevolmente gli accordi con note lontane o esotiche, ma gli le funzioni strutturali sono rispettate. Altra musica (pop melodico) fa invece un uso bovino del materiale allo stato più rozzo (schitarrate ecclesiatiche comprese). La varietà armonica di tanto repertorio è risibile. D’altra parte altri criteri estetici entrano in ballo quando si giudica una canzone o un brano: melodia, ritmo, testo, timbri, strumenti, virtuosismi; ed altri criteri extramusicali, personalità, influenze, formazione, appartenenze culturali, impegno, etc.

"Masters of War" di Bob Dylan
Un esempio: nel primo quadrante è la rappresentazione armonica sul circolo delle quinte degli accordi della prima strofa di di Masters of War, blues di Bob Dylan in tonica (e basta!); estremamente triviale, è vero, ma non avrebbe senso giudicare una canzone come questa (e in generale una canzone di Bob Dylan) secondo criteri di mobilità armonica: puoi trovare nella poesia del testo e nel proseguimento della tradizione folk e blues il valore artistico di questo capolavoro.
Ed è anche vero che la percezione della musica è soggettiva, che ci sono emozioni, sensazioni, etc. Se non è possibile trovare valore prettamente armonico o musicale nelle composizioni di Einaudi, ognuno ne ricavi le sensazioni che crede.

"Divenire" di Einaudi
Ma magari una rappresentazione come quella a fianco (il cerchio interno include le tonalità “minori”, sofisticherie su cui non ci soffermiamo) può aiutare a capire come si deve fare a sbarcare il lunario nella maniera più vfacile (la prossima volta presenteremo un liscio del miliardario Casadei per capirci) e, scendendo, come invece si può cercare di fare arte utilizzando appieno le potenzialità del linguaggio tonale. Le ultime due (di Radiohead e Blonde Redhead) sono a nostro avviso autentiche perle d’armonia che non sfigurano di fianco ai preludi di Chopin o altra musica romantica.
Preludio op.28 n.4 di Chopin
"Paranoid Android" dei Radiohead
"This is it" dei Blonde Redhead
Ci potete scommettere, la giovane pianista non fece più domande.

Hai un modo di spiegare chiarissimo..Complimenti
Comment by paolo maggi — January 4, 2009 @ 6:14 pm
Grazie, questo articolo lo scrissi per un giornaletto universitario e non fu apprezzato - a rileggerlo dopo tanto tempo mi rendo conto che è ostico per chi non ha una formazione musicale, ma i passaggi logici ci sono tutti.
Comment by Administrator — January 5, 2009 @ 8:04 pm
Bellissimo articolo! Ho cercato “This is it” dei Blonde Redhead ma non l’ho trovato. Potresti dirmi in che album posso trovarlo? Grazie, andrea
Comment by Andrea — February 7, 2009 @ 3:11 pm
Ops, errore: This is Not, dall’album Melody of Certain Damaged Lemons (qui)
Sono contento che sia piaciuto questo articolo, bisogna che ne produca un altro aggiornando un po’ il parco canzoni.
Tra parentesi, c’è un’altra caratteristica di This is Not che la rende un piccolo capolavoro a mio avviso. Mentre la batteria batte regolarmente, il ritmo dell’accompagnamento è sincopato: ogni due battute viene invertito il battito e spostato ora sul tempo forte, ora su quello debole. Il che rende la canzone sempre sincopata e dispari.
Comment by tomate — February 7, 2009 @ 5:51 pm