September 4, 2007

radiazione testi

 

Occhi grandi, occhi blu

Occhi grandi è Europa che fu rapita da Zeus celato sotto sembianze di toro; da allora tutto ciò che si estende al nord di Creta è detto Europa, penisola dai confini incerti e variabili come le culture che la lambiscono. Gli occhi blu sono i nostri che riflettono il blu insistente dell’arredo urbano ed umano di Mantova nei giorni del festival.

L’incontro tra l’Unione Europea e il Festival si celebra in occasione del cinquantesimo anniversario della CEE e del decimoprimo noncompleanno del secondo. Europa è l’ospite importante, per cui riservare il posto a capotavola e le parole di benvenuto migliori: uno stand permanente per tutta la durata del Festival in piazza Concordia e i 12 striscioni con frasi salienti del percorso di identificazione europeo sparsi per i luoghi-simbolo del festival. Le entrees d’oeuvre sono gli incontri quotidiani: alle 12.00 Buongiorno Europa, alle 17.00 L’europa all’ora del te, e i giochi di Eurovagando. Le ricche portate sono i due eventi speciali in piazza della Concordia. Giovedi alle 18.30, il sociologo Domenico De Masi con Pier-Virgilio Dastoli parleranno del futuro e le prospettive di un’economia eco-sostenibile. Sabato alla stessa ora, saranno Sergio Castellari, referente italiano dell’IPCC con Roberto Santaniello a parlare di cambiamenti climatici, ruolo delle istituzioni e status-quo della discussione scientifica in tema di global warming.

Perchè sono blu anche il mare e il cielo, gli occhi lucidi di questo nostro pianeta dallo sguardo malato.

 

Climatologia al Festival

Un vento teso rischia con tanta facilità di trasformarsi in un vortice da spazzare via con leggerezza le povere leggi della fluidodinamica. Un gradiente di salinità appena eccessivo ribalta le nostre previsioni natatorie, e ci troviamo in Islanda invece che alla Tortuga. Per non parlare delle imprevedibili contorsioni dell’evoluzione biologica delle specie che animano le nostre terre, e delle loro pene per adattarsi ai via via a mutati scenari idro-geologici. E infine il fattore più imprevedibile, forse anche il più sconvolgente e paradossalmente inerme di fronte alle trasformazioni che Gaia subisce, il fattore umano e la sua sete di energia in tutte le sue forme. Ci piace presentare così, con qualche suggestione pseudo-letteraria, l’impegnativo progetto climatologico del Festivaletteratura, che come tradizione coinvolge scienziati di prima linea. Di loro difficilmente troverete libri di divulgazione sugli scaffali della babelica libreria del Festival, ma nondimeno riusciranno a farsi comprendere e a suggerire qualche lettura.

Studiare il clima e in generale la Terra è un’impresa più che scientifica, perché la complessità connaturata a questi sistemi impone di pensare con strumenti nuovi e sintetici alle relazioni tra le cose, sicché la certezza si fa’ via via più pallida. Gli incontri scientifici al Festivaletteratura hanno come comune denominatore il vocabolario delle scienze della complessità, al centro delle chiacchiere confidenziali tra Antonio Speranza e Giorgio Turchetti la sera di giovedì, nel ricordo di Ilya Prigogine, grande scienziato che ha creato un ponte tra le scienze e la nostra capacità di interpretare il mondo, comprese le arti, rimanendo però pressoché sconosciuto dall’una e dall’altra parte del ponte. Gli elementi naturali e le loro interazioni scandiscono i tre eventi propriamente climatologici: al giovedì Aria, con Speranza e Michele Colacino, un teorico e uno sperimentale che si confrontano sulle tecniche e sui limiti della conoscenza dei flussi di materia ed energia nell’atmosfera. Le terre emerse, il clima su scala locale ed il presunto monolitismo della ricerca scientifica sono al centro del dibattito tra Luigi Mariani e Carlo Cacciamani al venerdì; domenica saranno Vincenzo Artale e Georg Umgeisser a parlarci delle acque, di innalzamento dei mari e di interazione con l’atmosfera delle masse oceaniche.

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