May 29, 2007

Il clima siamo noi?

Filed under: asu, metodo, scienze, scrittura

 Dei cambiamenti climatici si legge quotidianamente su ogni giornale, rivista o periodico, e il nostro non farà eccezione. Delle bizzarrie del clima e le enormi conseguenze sulla nostra vita ne parlano politici, economisti, ecologisti, fruttivendoli e giardinieri. Più raro sentirne parlare scienziati. Non sarà comunque questa l’occasione. Vi proponiamo soltanto delle considerazioni marginali; chi è affezionato a questo foglietto propagandistico avrà l’angosciosa impressione di aver già letto questo soliloquio monomaniacale.

Per la prima volta dopo decenni problematiche di primo piano della ricerca scientifica si ricollegano all’esperienza quotidiana di ogni uomo, intesa come osservazione scientifica di fatti. Come se la routine delle previsioni del tempo sbagliate e l’amaro spettacolo dei ghiacciai alpini disciolti o la spesa pazza dall’ortolano cortocircuitasse con i modelli teorici della fisica del clima, che è fondata sulla termodinamica, la scienza che studia i sistemi “nel mezzo” tra il microscopico e il cosmologico. Tra questi ci sono tutti i sistemi viventi, dalla cellula a Gaia, l’ipotesi del sistema Terra come organismo vivente (Lovelock J., “Gaia”, Bollati Boringhieri, 1981). In questo purgatorio termico (non molto amato e frequentato da chi studia le fredde teorie fondamentali, o i bollenti primordi cosmici) i sistemi si caratterizzano per la complessità dei propri comportamenti, come la risposta a sollecitazioni esterne o l’autopoiesi, e per il fatto di essere lontani da un’equilibrio statico (quello di un gas a temperatura fissata e.g.). Perennemente alimentati da flussi di energia e materia essi producono molta entropia in un processo irreversibile che trova equilibri dinamici più o meno delicati nella puntuale cooperazione di tutte le parti. L’esempio migliore è quello del vivente: quando sollecitato da una grave malattia o un grosso incidente può valicare o meno un punto di non ritorno, entro la quale il sistema si autorganizza in modo da recuperare un nuovo equilibrio dinamico, non sempre identico al precedente e altrettanto stabile (uno stato comatoso per esempio), ed oltre la quale degenera e muore.

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uds - giugno 2007

Filed under: asu

 

Nuovo numero di Uscita di Sicurezza, dedicato al Summer Student Festival, con uno speciale di due pagine centrali con il programma della manifestazione.

 

 I pdf scaricabili dal sito dell’ASU all’indirizzo:

- UdS giugno, a colori (1.2 Mb)

- UdS giugno, bianco e nero (1.2 Mb) 

Interazioni fondamentali

Filed under: fisica

 

La fisica all’LHC non l’ho voluta mai imparare. Quelle maledette particelle, con i loro spin, parità, sezioni d’urto, masse e interazioni di Yukawa. Molto meglio i campi, specie se con rottura di simmetria. Tant’è che come mi hanno detto tra un anno non si parlerà d’altro (??) per cui è meglio sapere che sotto i 160 GeV il canale preferenziale è una loop elettronica con emissione di fotoni, e sopra la produzione di coppie di bosoni carichi che successivamente decadono in fantastici elettroni carichi e visibili.

Consultazione dell’Okun, Quarks and Leptons, della mitica serie scientifica dell’Editori Riuniti. 

May 23, 2007

s-vari(azi)oni goldberg

Filed under: musica

 

Selezione dalle Variazioni Godberg di Bach, tutti i multipli di tre (i canoni), conclusi dal Quodlibet e l’Aria, nel nuovo bellissimo auditorium del Conservatorio, acustica perfetta anche se un po’ secca dal palco, pianoforte grancoda Steinway. Qualche inciampo. I precedenti:

maggio 2007 - auditorium Claudio Monteverdi

- J.S. Bach, Variazioni Goldberg BWV 988 (selezione)

settembre 2006 (diploma) - teatro Bibiena

- L. van Beethoven, Sonata op.101 in La maggiore

- F. Chopin, Sonata op.35 in Si b minore

- J. Brahms, da Klavierstucke op.119, n.4 Rapsodia in Mi b maggiore

- M. Ravel, Gaspard de la Nuit

giugno 2006 - teatro Bibiena

- L. van Beethoven, Bagatelle op.126 

- M. Ravel, Gaspard de la Nuit

febbraio 2006 (in duo violinistico) - teatro Bonoris di Montichiari

- L. van Beethoven, Sonata n.1 per violino e pianoforte Op. in Re maggiore

- J. Brahms, Sonata n.1 per violino e pianoforte Op. in Sol maggiore

giugno 2005 - teatro Bibiena

- A. Scriabin, Sonata n.9 op.68

- F. Chopin, Sonata op.35 in Si b minore

giugno 2004 - sala dei Cavalli, Palazzo Te

- L. van Beethoven, Variazioni su un Tema dell’Eroica op.35 in MI b maggiore

giugno 2003 - teatro Bibiena

- L. van Beethoven, Sonata op.53 in Do maggiore

giugno 2002 - teatro Bibiena

- F. Chopin, Ballata n.1 op.23 in Sol minore  

giugno 2001 - teatro Bibiena

- R. Schumann, Papillons op.2 

May 14, 2007

che ospitalità - tha making

Filed under: varie

 

Buster Keaton al Mondayscreen. Serata indimenticabile, a parte l’immancabile inconveniente tecnico subito riparato. Peccato non si sia registrato. Fantastica sonorizzazione solo elettronica di uno di due corti di Maya Deren, peccato non ci sia stato tempo per l’altro. Molto ispirati e precisi, nonostante le poche prove. Eppoi il film è eccezionale, in perfetto equilibrio tra la comicità spontanea di Buster Keaton, l’amore, il dramma, l’azione.

Questa immagina riprende Buster Keaton sul set. Il film ha la migliore sequenza di viaggio in treno della storia del cinema. 

Due precedenti: Berlino Sinfonia di una Grande Città di Walter Ruthman e i cortometraggi di Maya Deren alla notte bianca di Padova 2006. 

May 7, 2007

uds: ritorno alla ragione

Filed under: asu, metodo, scrittura

 

Meriterebbe attenzione solo perché non si chiama Scientificamente come altre migliaia di manifestazioni, cineforum, giornali e attività culturali i cui ideatori al culmine della loro genialità hanno dato nome approssimando il soggetto al più vicino avverbio e così formando il tremendo gioco di parole: Scientifica-Mente.
La Nostra si chiama Ritorno alla Ragione (sottotitolo: Ragionevolmente), non è il quarto e definitivo episodio della saga in cui Doc Christopher Lloyd (alias Edward Witten) torna finalmente in sé ed ammette di essersi sognato tutto, compreso il flusso canalizzatore a forma di pretzel o di stringa. È bensì un ciclo di conferenze il cui nome rappresenta un tentativo di ribaltamento dialettico del titolo di una raccolta di saggi di K. P. Feyerabend, “Addio alla Ragione”. A malincuore dopo aver imparato la logica ma non altro dal prezioso volume, ci tocca dar fuoco alle vesti del nostro (cattivo) maestro – ci dispiace più che altro per il maglioncino di lana grezza che indossava per darsi arie da anarcoide durante le passeggiate al campus di Berkeley col pensiero rivolto solidalmente agli operai di Di Vittorio in giacca e cravatta. Si lo so che l’“anarchico” Karl è mille volte più affascinante di quel rompiscatole pedante di Karl, ma bisogna dire che se ha avuto più fortuna dei suoi colleghi è in buona misura perché è sopravvisuto loro.
Comunque aveva davvero capito tutto. Dopo le glorie della rinormalizzazione delle teorie di campo, il bianconiglio che consente ai fisici teorici di sbarazzarsi dei risultati incoerenti della teoria sostituenoli con calcoli ad hoc tirati fuori dal cilindro, era salito sul vittorioso carro carnascialesco del Modello Standard che nel corso degli anni ha ospitato ospiti illustri come le correnti deboli e i neutrini oscillanti, ospiti ignoti ma decisamente più carismatici come il bosone di Higgs, e altre decine e decine di ipotesi dadaisticamente generate per controintuizione, come selezionando a caso da un dizionario. Alla lettera S del libro dei nomi era venuto fuori SUSY, e dall’acronimo alle estremità si è deciso di studiare la Super Symmetry, un matrimonio alla cieca visto che la sposa non si è mai mostrata, ma chisseneimporta, tanto Popper è gia sepolto e la scienza non procede più per falsificazioni, ma per mistificazioni. Anche un tempo le teorie fantasiose o semplicemente sbagliate non mancavano, non è diverso oggi da ieri. Ma mentre per fortuna Tolomeo, Lombroso e soci sono stati superati e annichiliti da teorie alternative grazie al confronto con l’esperienza, qui si stenta a superare l’impasse con il nuovo metodo fantascientifico.
Vedete quindi che per le materie scientifiche non è tanto meglio che per quelle umanistiche. La “nuova alleanza” decantata da Prigogine passa anche attraverso le brutture metodologiche. Nel caso poi delle materie umane è fin troppo facile polemizzare guardando alla trasmuatzione scientista dei nomi delle nostre Facoltà: Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Scienze Psicologiche. Scienze e Tecnologie per la Moda. Manca solo Scienze dell’Arte, Musica e Spettacolo. Ma perché questi signori ci tengono tanto a chiamarsi scienziati? Per carità lo sono, nel senso che nel loro settore sono esperti, sciunt. Ma allora si svaluta la parola e qualcuno che segue il metodo scientifico, che non manca neanche tra gli umanisti, dovrà inventarsi nuovi epiteti per definirsi, metodologisti, analisti (mai!), boh! Un po’ come con le parolacce, usandole troppo perdono il loro valore. Vernacola volant!
È sul rapporto con il potere che Karl ci ha trasmesso tante cose utili sull’indipendenza della scienza dalla politica. Ma che dire dell’indipendenza della politica dalla scienza, is that good? È davvero bene che i legislatori decidano su questioni cruciali in base al parere di organi anch’essi politici, se non ad una propria credenza personale, piuttosto che confrontando tesi diverse su un piano scientifico? Una volta almeno c’erano le scuole di partito, per quanto ideologiche formavano i nostri governanti con un carico consistente di conoscenza tecnica delle questioni sul tavolo. Ora i politici hanno sciolto questi inutili legacci e possono permettersi di legiferare senza il necessario uso della ragione, e di legiferare anche su questioni prettamente scientifiche o con pesanti impatti naturali come OGM, Global Warming, Energia Nucleare, Alta Velocità, missioni spaziali, allunaggi mediatici, lunatismi scientisti e relativi finanziamenti alla ricerca.
D’altra parte chi controlla i controllori? Se sono i controllati stessi tramite peer-review, è facile immaginarsi che qua e là avvengano dei cortocircuiti, e se il sistema non è sufficientemente complesso da andare in omeostasi può succedere che la famosa farfalla sbattendo le ali provochi la fama dell’uno e l’infamia dell’altro. L’ossigeno dei finanziamenti alla ricerca provvederà ad aumentare l’incendio. Vedetela come una profezia: tra dieci anni si potrebbe parlare di stringhe come di frenologia e di fusione fredda come di evoluzione, ammesso che questa regga ancora a lungo. Ma non certo in virtù del ritrovato metodo scientifico, è solo questione di mode.
Siamo dunque alle nostre conferenze, di cui sotto il programma. Sette interventi per confrontare le conoscenze umane con le conoscenze naturali e per interrogarsi sulle proprie metodologie di ricerca e sul senso del metodo scientifico oggi. Un piccolo passo per l’uomo che salirà sul palco, un passo indietro per l’umanità in fronte, indietro nel tempo, avanti tutta!

uds maggio

Filed under: asu

 

Il nuovo numero di Uscita di Sicurezza. Ha fatto scalpore la copertina un po’ minimalista.

uscita di sicurezza - bianco e nero (ca. 2 Mb)

 



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