Il clima siamo noi?
Dei cambiamenti climatici si legge quotidianamente su ogni giornale, rivista o periodico, e il nostro non farà eccezione. Delle bizzarrie del clima e le enormi conseguenze sulla nostra vita ne parlano politici, economisti, ecologisti, fruttivendoli e giardinieri. Più raro sentirne parlare scienziati. Non sarà comunque questa l’occasione. Vi proponiamo soltanto delle considerazioni marginali; chi è affezionato a questo foglietto propagandistico avrà l’angosciosa impressione di aver già letto questo soliloquio monomaniacale.
Per la prima volta dopo decenni problematiche di primo piano della ricerca scientifica si ricollegano all’esperienza quotidiana di ogni uomo, intesa come osservazione scientifica di fatti. Come se la routine delle previsioni del tempo sbagliate e l’amaro spettacolo dei ghiacciai alpini disciolti o la spesa pazza dall’ortolano cortocircuitasse con i modelli teorici della fisica del clima, che è fondata sulla termodinamica, la scienza che studia i sistemi “nel mezzo” tra il microscopico e il cosmologico. Tra questi ci sono tutti i sistemi viventi, dalla cellula a Gaia, l’ipotesi del sistema Terra come organismo vivente (Lovelock J., “Gaia”, Bollati Boringhieri, 1981). In questo purgatorio termico (non molto amato e frequentato da chi studia le fredde teorie fondamentali, o i bollenti primordi cosmici) i sistemi si caratterizzano per la complessità dei propri comportamenti, come la risposta a sollecitazioni esterne o l’autopoiesi, e per il fatto di essere lontani da un’equilibrio statico (quello di un gas a temperatura fissata e.g.). Perennemente alimentati da flussi di energia e materia essi producono molta entropia in un processo irreversibile che trova equilibri dinamici più o meno delicati nella puntuale cooperazione di tutte le parti. L’esempio migliore è quello del vivente: quando sollecitato da una grave malattia o un grosso incidente può valicare o meno un punto di non ritorno, entro la quale il sistema si autorganizza in modo da recuperare un nuovo equilibrio dinamico, non sempre identico al precedente e altrettanto stabile (uno stato comatoso per esempio), ed oltre la quale degenera e muore.


