cosa dico io
Pubblicata sulla Gazzetta di Mantova.
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Vorrei contribuire alla discussione suscitata dalla prospettiva dell’istituzione di un Registro per le unioni civili a Mantova, progetto arenato (naufragato) prematuramente grazie alla lungimiranza della nostra avanguardia politica. Chi chiede di istituire il registro vuole al contempo garantire la dignità del riconoscimento sociale di coppie solidali, e creare le basi per assicurare loro in prospettiva alcuni diritti (quali da stabilire). Si tratta in primis di attuare quel naturale processo di «secolarizzazione» delle istituzioni innescato di volta in volta da fenomeni sociali spontanei, quale quello dell’aggregazione di coppie di fatto, fenomeni che l’ordinamento della società deve seguire anche per educare a sua volta all’accettazione del nuovo e del diverso. Fino a qui niente di marziano, passiamo ai diritti: a parte per quelli che potrebbero suscitare controversie di ordine etico (inseminazione, adozione etc.) e che meritano discussioni specifiche, credo che nessuno a priori possa dirsi contrario ad aiutare la sussistenza di queste coppie attraverso il riconoscimento di alcuni diritti elementari (asili, sanità, eredità etc.). E infatti negli argomenti dei detrattori il problema non risiede tanto nei diritti in sè, ma nel pericolo che questo nuovo status precario e ancora indeterminato possa concorrere e nuocere all’istituto del matrimonio: in parole povere, non è il pacs gay a spaventare, ma che giovani coppie etero possano preferire la nuova forma di convivenza al matrimonio. Il problema allora non sta nelle unioni civili, ma nel matrimonio «pilastro della nostra civiltà» nelle dichiarazioni ufficiali di politici consumati, nonché «tomba dell’amore» nelle dichiarazioni da bar di bischeri alticci, un po’ meno ufficiali, ma sincere. Né l’uno né l’altro, ma certo il matrimonio non è un totem, e non è tabù parlare delle cause del fallimento di tante unioni. Non è cancellando illiberalmente la possibilità di un’alternativa che si curano le sue ferite. Questo si chiama proibizionismo e quando in America è stato pervicacemente sostenuto, crollando ha lasciato i postumi dell’abuso di alcol scadente. Aspettando il giorno in cui abuseremo di diritti civili, nel frattempo vorremmo almeno godere di una cittadinanza di qualità.
