September 25, 2006

cosa dico io

Filed under: scrittura, vintage

Pubblicata sulla Gazzetta di Mantova.

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Vorrei contribuire alla discussione suscitata dalla prospettiva dell’istituzione di un Registro per le unioni civili a Mantova, progetto arenato (naufragato) prematuramente grazie alla lungimiranza della nostra avanguardia politica. Chi chiede di istituire il registro vuole al contempo garantire la dignità del riconoscimento sociale di coppie solidali, e creare le basi per assicurare loro in prospettiva alcuni diritti (quali da stabilire). Si tratta in primis di attuare quel naturale processo di «secolarizzazione» delle istituzioni innescato di volta in volta da fenomeni sociali spontanei, quale quello dell’aggregazione di coppie di fatto, fenomeni che l’ordinamento della società deve seguire anche per educare a sua volta all’accettazione del nuovo e del diverso. Fino a qui niente di marziano, passiamo ai diritti: a parte per quelli che potrebbero suscitare controversie di ordine etico (inseminazione, adozione etc.) e che meritano discussioni specifiche, credo che nessuno a priori possa dirsi contrario ad aiutare la sussistenza di queste coppie attraverso il riconoscimento di alcuni diritti elementari (asili, sanità, eredità etc.).  E infatti negli argomenti dei detrattori il problema non risiede tanto nei diritti in sè, ma nel pericolo che questo nuovo status precario e ancora indeterminato possa concorrere e nuocere all’istituto del matrimonio: in parole povere, non è il pacs gay a spaventare, ma che giovani coppie etero possano preferire la nuova forma di convivenza al matrimonio. Il problema allora non sta nelle unioni civili, ma nel matrimonio «pilastro della nostra civiltà» nelle dichiarazioni ufficiali di politici consumati, nonché «tomba dell’amore» nelle dichiarazioni da bar di bischeri alticci, un po’ meno ufficiali, ma sincere. Né l’uno né l’altro, ma certo il matrimonio non è un totem, e non è tabù parlare delle cause del fallimento di tante unioni. Non è cancellando illiberalmente la possibilità di un’alternativa che si curano le sue ferite. Questo si chiama proibizionismo e quando in America è stato pervicacemente sostenuto, crollando ha lasciato i postumi dell’abuso di alcol scadente. Aspettando il giorno in cui abuseremo di diritti civili, nel frattempo vorremmo almeno godere di una cittadinanza di qualità.

September 11, 2006

chava che ti passa

Questi (brutti) articoli del repertorio festivaliero 2006.

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Confesso che solo una settimana fa Chava Alberstein non sapevo chi fosse. Questo forse avrebbe dovuto chiudere la faccenda. Ma essendo l’esperto di musica della redazione mi compete di scrivere di musica, in particolare di Chava Alberstein che con il suo concerto apre le danze al festival. Mi sono procurato tutta la musica di Chava Alberstein reperibile e ho letto della sua luminosa carriera, che l’ha portata ad essere accreditata unanimamente come la più importante artista israeliana. Anche se ancora non posso dirmi un fan di Chava Alberstein, come lo si può essere di Vasco o di Glenn Gould, pure mi chiedo come Chava Alberstein sia potuta passarmi inosservata. A volte fagocitiamo fenomeni d’importazione confondendo il folklore con la cultura, e finisce che non sappiamo niente.

Ecco dunque le molto pragmatiche dieci buone ragioni per cui andrò al concerto di Chava Alberstein: 1) perché voglio fare i conti con la mia ignoranza di questa cultura antica e ibrida, lontana e vicina che è la cultura ebraica; 2) perché voglio sapere chi è la più importante artista di un Paese che conosco solo perché al centro delle cronache di guerra; 3) perché Chava Alberstein è una colomba e canta di pace; 4) perché canta davvero bene, una voce forte e levigata che usa come uno strumento; 5) perché questa sua voce corre lungo le melodie espressive ed eleganti della tradizione kletzmer; 6) perché canta anche composizioni proprie, vivaci e con una grande fantasia armonica; 7) perché mi piace la musicalità della lingua Yiddish, le R arrotate e le H aspirate e le vocali sconosciute 8 ) perché il suo ultimo album Lemele e l’album con i Kletzmatics (The Well) sono fantastici e li consiglierei a tutti i curiosi; 9) perché canta in formazione acustica, che prediligo; 10) perché di Italia-Francia me ne è bastata una e a quella voglio rimanere.

A tutti buon ascolto.

 

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September 10, 2006

scienzifestival 2006

 

 

ore 11:00
Chiesa di Santa Paola
Giovanni Caprara, Daniele Oriti
"RIPENSARE IL TEMPO E LO SPAZIO"
Euro 4.00

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ore 18:30
Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Giancarlo Ghirardi, Fabrizio Illuminati
"DEI CHE GIOCANO A DADI"
Euro 4.00



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