June 23, 2009

visioni arretrate /1

Filed under: visioni

Purtroppo ho smesso di recensire i film visti negli ultimi mesi. L’altro blog sta prendendo il tempo disponibile al cazzeggio, e questo irrimediabilmente è diventato obsoleto, ma mantiene una sua ragione d’essere. Ecco un veloce riepilogo.

The Wrestler

3.5

Dopo la figuraccia di The Fountain, Aronofsky si fà perdonare con un ottimo film, iper-realistico, anti-retorico, onesto. Qualcuno l’ha trovato lento, non certo un cultore di Tarkovsky come me. Spiace solo che abbia abbandonato lo stile jovane da clip alienata di Mtv che ne Il Teorema del Delirio e in Requiem for a Dream gli procurarono tante critiche di "manierismo"- si sa, ci si lamenta tanto dell’assenza di sperimentazione, ma quando poi qualcuno sperimenta (con ottimo risultato, il crescendo di ansia in RfD è al 50% dovuto alle trovate registiche) si esercita appieno la funzione di "critico bacchettone" (vedere gli impietosi giudizi del Mereghetti su Lars von Trier).

Con questo film Aronofsky si è normalizzato, diventando da avventuroso e paraculato studente di Harvard quello che doveva diventare: un ottimo regista. Niente di più.

 

Natural born killers

4

Pensavo: Stone è quello che mi piace a pelle perché professa l’antiamericanismo filoamericano in America (ogni cosa è filoamericana in America, anche gli anarchici), perché è un ribelle alla sua veneranda età, perché fà un film su Castro. Quindi sarà una superstar montata senza spessore, che vive di rendita dopo Platoon, andando in giro ubriaco in macchina perché così si è veramente contro, ma tanto lo fà anche Britney Spears.

E invece no, è un regista cazzutissimo. Il suo bel film su Bush ha il dono raro della modestia e della semplicità di linguaggio. Quest’altro, no, ma è semplicemente geniale. Storia del cinema (come vi diranno tutte le guide al cinema) la scena in stile sit-com. Per il resto, non so che dirvi, guardatelo. Questo film è praticamente un remake ben fatto di Cuore Selvaggio (a quattro anni di distanza): analoga è l’ispirazione televisiva mentre differisce per via della critica sociale ai media. Ma cita molti altri film: Fargo, Sergio Leone (la scena della pistola e del fucile), Inland Empire… Solo che alcuni di questi film dovevano ancora venire.

Fargo

4

A mio avviso il migliore dei film dei Cohen (sì, meglio di Lebowski!).

Cane di paglia

4

Sam Peckinpah rischia di rimanere noto solo come regista de Il Mucchio Selvaggio. Allora vi segnalo quest’altro film stupendo, ambientato nello spazio stretto di un paesino della Cornovaglia. Il razioncinio di un matematico, contro la brutalità animale della gente del luogo, sublima in una violenza meditata e spietata, in nome di un principio superiore.

Ghost Dog

3.5

Jim Jarmusch. Comincio a esaurire i commenti orginali.

Louis Michel

1.5

Stufi dei voti alti?

L’hanno passata per la commedia dell’anno, ma francamente è un filmaccio. Buona l’idea per la prima metà: un gruppo di donne licenziate che decide di mettere insieme i pochi risparmi per assoldare un killer incapace, con scene veramente divertenti. Il primo tempo merita un voto alto. Ma siccome l’idea non riusciva a reggere da sola tutto il film, dalla seconda metà in poi risulta tutto ripetitivo e noioso, e alla fine si inventano una trovata posticcia nel tentativo di salvare il salvabile, ed invece fanno naufragare quello che c’era di buono.

Traffic

3

Solderberg è sicuramente tra i registi americani migliori, e mi ha aiutato a capire meglio certe notizie provenienti (tramite Internazionale) dal Messico.

Ladro di orchidee

1

Charlie Kaufman, geniale sceneggiatore cinematografico e di videoclip, scrive una sceneggiatura sulla difficoltà di adattare cinematograficamente il romanzo di cui avrebbe dovuto scrivere la sceneggiatura per il film in questione. In crisi per la difficoltà di rendere interessante Il Ladro di Orchidee, si inventa un ideale fratello gemello cui affibiare l’onta della schifezza che ne viene fuori. Che dire, il film è esattamente la realizzazione di questo blocco dello scrittore, e l’escamotage non fa che peggiorare la situazione. Siamo ben lontani dal teatro che parla del teatro di Pirandello. Se a questo si aggiunge una regia terribile, il disastro è fatto.

Per lo meno potrà scaricare le responsabilità sul gemello Donald.

May 9, 2009

Aperitivo illuminato

Filed under: selfdesign

 

Locandina per l’aperitivo con lo scienziato; se siete di passaggio a Padova non perdetevelo.

Lo sfondo è una scheda perforata, linguaggio FORTRAN, con in bella vista il logo della compagnia telefonica americana che ha dedicato grandi sforzi alla comprensione dei fondamenti della meccanica quantistica. Per coincidenza, Bell è anche il nome di un fisico le cui scoperte sono alla base degli sviluppi che (presumo) verranno raccontati nella conferenza. Purtroppo però Bell non lavorata ai Bell Latoratories.

March 3, 2009

Fatih Akin - Ai confini del paradiso

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1.5/4

Non ci siamo. Dopo aver fatto un quasi-capolavoro (La Sposa Turca), Fatih Akin prova a rifarlo uguale ma non gli viene. Identico il tema del ritorno alla terra madre Turchia, ma meno viscerale. Manca la tensione emotiva e anche la sincerità, troppe scene sono pretestuose, campate in aria (l’omicidio di Yeter, la vicenda della pistola, l’omicidio della ragazza tedesca), e questa precisa scelta di non far intrecciare i destini dei protagonisti (entro i limiti del film) non ha lo stesso senso che ne La Sposa Turca. Là, le vite dei due erano intrecciate da un rapporto reale a distanza che non sublimava, ma per tutto il film era desiderato (dallo spettatore), qui invece sono due storie scollegate fin dall’inizio; a parte gli inutili punti di contatto, potrebbe essere benissimo un film ad episodi giustapposti. E poi, questi silenzi "carichi di significato" senza significato hanno stufato.

February 1, 2009

Oliver Stone - W.

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3/4

Lo sapevamo che Stone sarebbe tornato - di nuovo. Questo è un ottimo film - snobbato dalla critica e ostacolato da oscuri poteri, tanto che non ha trovato distribuzione al cinema ma è stato mostrato direttamente in TV dal LA7. Regia scarna e semplice, personaggi iper-realistici. Ed un punto ben chiaro: "George Bush è un personaggio privo di vita interiore", per usare le parole di Stone. Cosa non sapevo era il distacco e la severità con cui il padre ha giudicato l’operato del figlio, ed ho trovato interessante questa interpretazione quasi "freudiana" del rapporto tra padre e figlio. Il vecchio progettava la carriera di presidente per l’altro figlio, Jebb, che però fu inizialmente trombato da governatore della Florida. Sembra che all’insediamento di Obama abbia però detto che tornerà alla Casa Bianca con Jebb.

Jim Jarmush - Dead man

Filed under: visioni

3.5/4

Traghettato da un indiano nell’Ade, Johnny Depp diventa via via una presenza sempre più fantasmatica, fino a quanto ogni tentativo di resistere all’ineluttabile destino si esaurisce. Un western (?) macabro e violento, sordido, laido, pieno di humor nero, ma anche sacrale e visionario, un trip di LSD. Stupendo bianco e nero, bellissima ricostruzione ambientale e dei costumi.

Ari Folman - Valzer con Bashir

Filed under: visioni

3/4

Sono rimasto molto indietro con le recensioni dei film, per cui rimedio con poche noticine. Seconda animazione per adulti in un anno, di carattere socio-politico, profondo e non banale, con una grafica stupenda (l’altra era questa). A volte ho l’impressione che facciano con le animazioni e con i film tratti dai fumetti le sperimentazioni che non si vogliono permettere di fare con il cinema di narrazione in carne ed ossa. Sperimentazioni che erano molto più ardite agli albori della storia del cinema.

Il film mi ha dato molto da pensare, ed è sempre una sensazione notevole quando si esce da un cinema e non si riesce e vuole rivolgere l’attenzione a chi e cosa sta intorno per non essere distratti dai propri pensieri. Mi sono voluto informare meglio ed ho riletto un po’ di storia di quegli anni. Le responsabilità di Sharon appaiono gravissime ma fumose, proprio come vegnono rappresentate nel film.

Tra parentesi, dispiace vedere che la campagna d’opinione totale che è stata costruita negli ultimi mesi contro i critici più severi dell’operato del governo di Israele trovino riverbero anche su un sito come myMovies, dove si può leggere nella recensione del film che

"questo film costituisce una riprova (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che la demonizzazione tout court di Israele è del tutto miope"

Il film racconta la storia di un soldato israeliano impaurito mandato allo sbaraglio in una guerra altamente distruttiva di cui non capisce niente in un paese che non conosce e assiste impotente ad uno sterminio da parte di falangisti che il suo esercito proteggeva e aiutava, forse complicemente, ed in ogni caso con gravi responsabilità da parte delle gerarchie. Quest non l’ho letto a parte, non è l’idea che mi son fatto. Questo è rappresentato nel film. Che poi Folman sia proprio israeliano non cambia una virgola, perché nessuno ce l’ha con i cittadini, gli artisti, e neanche i soldati semplici di Israele, e tantomeno con gli ebrei. Ma non si riuscirà mai ad uscire da questo tranello logico.

January 20, 2009

Involution and the FTs

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In their paper Comment on ”Irreversibility and Fluctuation Theorem in Stationary Time Series” C. Van den Broeck and B. Cleuren notice that the FT holds for the functional

where x denotes any random variable or stocastic process, which might be for example a Markov chain or a classical trajectory, and T is any involutory functional over such trajectories. Then the FT follows in a very straightforward way by integrating \exp \sigma(x) over all x’s that yeald a given value of \sigma(x), by simply making a change in variable x \to Tx with the absolute value of the determinant being 1. One gets

They observe that this makes the FTs much weaker from a physical point of view. This impression is shared by the author of this post. The great (even greater now) generality of these results make it a nice conceptual framework, but they hardly could serve as a means for deeper understanding. It is rather significative, for example, that they are already contained in the Girsanov and Feynman-Kac formulae of stocastica analysis as very special cases.

However, I cannot think of any relevant involution regarding stocastic processes other than time inversion, but have to make some thinking about it. It might be useful to explore spatial symmetries in some peculiar system, so that the theorem could be a useful tool to understand, for example, symmetry breaking. The fact that the demonstration is rather straightforward was very well known, being the papers by Jarzynski and Crooks rather elementary. What is not obvious at all is the thermodynamical interpretation of the functionals at work in the various setups, expecially the network theory one by Gaspard et al.

(more…)

January 19, 2009

Richard Lowenstein - E morì con un felafel in mano

Filed under: visioni

2.5/4

A ridosso dell’uscita del collossal Australia, che sicuramente non vedremo ma potremmo già commentare, ci dedichiamo alla filmografia australiana (soprattutto qui e qui). Un film giovane, per studenti invecchiati come noi, anarchico, scanzonato, pieno di personaggi strampalati e divertenti, con parecchia simbologia giovanile, quei piccoli gesti e momenti vitali che sembrano segnare l’esistenza e che ora riguardiamo (noi, non voi) con adulto distacco. Ma in fondo Schopenauer e Leopardi avevano quell’età e l’hanno ancora, siamo noi che stiamo andando fuori tempo massimo. Non c’è molto altro da dire, guardatelo, ma senza troppi rimpianti.

Polenta e osèi

Filed under: cucina

 

Ricetta bergamasca. Le quaglie hanno un sapore forte (da morte crude puzzano parecchio), e il loro sugo si stempera bene nella polenta morbida. Questa è una ricetta che fa una certa impressione a tavola ma costa poco, sia in termini di denaro che di impegno. La polenta si può fare istantanea, o avendo più pazienza con la farina di mais (magari biologica). La formazione di grumi è una questione annosa che io ho dirimuto* usando il frullatore ad immersione. Le interiora delle quaglie si devono sostituire con erbette (salvia e rosmarino) per igienizzare (sconsigliato il dentifricio). Eventualmente steccare con della pancetta arrotolata. Rosolare in burro ed olio, poi lasciar evaporare un bicchiere di vino bianco ed aggiungere un po’ di brodo, abbassare il fuoco e cuocere per un’oretta. Non invitare a cena persone che non amano sporcarsi le mani.

* Colgo l’occasione per dirimere una questione: scopro qui che dirimere è un verbo difettivo, che manca del participio passato. Quale migliore occasione per assegnargliene uno.

January 15, 2009

Michel Gondry - Be kind rewind

Filed under: visioni

 2.5/4

Gondry è uno dei nostri preferiti, ma non a pieno titolo perché la sua parabola è abbastanza discendente (in ordine di visione): Se mi lasci ti cancello stupendo, L’arte del sogno bello e coinvolgente, Human Nature bruttino ancorchè strampalato. Questo è divertente, anche se la storia che viene cucita attorno è del tutto insignificante e anzi quasi fastidiosa nel suo essere buonista e pretestuosa. Ma i film maroccati valgono la visione, soprattutto Ghostbusters è da sbellicarsi.

January 10, 2009

pizzoccheri

Filed under: cucina

 

La farina di grano saraceno è difficile da trovare sotto il Po. L’ho trovata ad un supermercato di prodotti biologici, dove hanno tutti i tipi di farine del mondo. Per l’impasto 300 gr. di saraceno e 200 gr. di bianca 00, con acqua q.b. (uno-due bicchieri). Viene una pasta molto malleabile ma compatta, che si lavora facilmente al mattarello. Non usare la macchinetta. Io non ho badato troppo alla regolarità dei pezzi, in pratica ho fatto dei maltagliati, piuttosto spessi.

 

 

Per il condimento. Io ho cotto le verdure separatamente, c’è chi lessa tutto insieme insieme alla pasta. Verza e spinaci freschi, oppure bietola, appassiti in soffritto di cipolla, patate lesse a dadini, formaggio a dadini, saporito e filante. Meglio la fontina, noi abbiamo usato il Campitello della Val di Fassa. Condire con burro e salvia abbondanti. Piatto unico ovviamente.

January 8, 2009

Notes on Dissipation: the Phase-Space Perspective

Filed under: studio

[What follows is not scientifically rigorous; it’s just the author’s personal opinion, not necessarily well-informed]

Paper by R. Kawai, J. M. R. Parrondo, and C. Van den Broeck, published in PRL 2007. They obtain a simple new result about the thermodynamics of far-from-equilibrium systems with the usual Jarzynski statistical-mechanical techniques.

Preliminaries

In an irreversible process the dissipated work is given by

and has the meaning of amount of work done on the system that does not directly contribute to a change in the macroscopic state-function, the thermodynamical potential useful for later transformations. This is why it is "dissipated". The authors make the assumption that the system be initially in contact with a bath at temperature T so that the initial microstates can be picked up from a canonical distribution

   (1)

They further assume that the bath is then removed and the system is mantained in isolation, so that the only energy exchange with the environment is through the work performed, and the first law of (microscopic) thermodynamics* assures that all the work done is gained in the form of internal energy:

This also implies that there is no phase-space contraction and therefore that Lioville theorem holds along a trajectory

where we used the notation z = (q,p) as the collective vector of positions and momenta.** The physical meaning is simply determinism and conservation of information: if a given initial condition is picked up with probability \rho than its evolute at time t still has probability \rho to show up. Owing to the fact that there is no heat exchange (or, better, that the heat flux is known) we do not loose information about the system.

We also consider an inverse process, starting with the final energy and performing the inverse transformation, pulling out work from the system and lowering its internal energy to the initial value. The initial state of this inverse process is also sampled from a canonical distribution \rho_B, meaning that the system is re-chilled to temperature T before going back. Esponentiating (1) yealds

and if one averages above all the trajectories one obtains Jarzynski equality:

More interestingly, one has (setting \beta=1)

    (2)

Average dissipated work is the relative entropy between the two distributions \rho_A and \rho_B, a measure of how much they differ. It is always positive (Gibbs’s inequality). This is a very nice relationship but really adds little to what previously known, as it also makes its appearance in a (badly written) section of the wikipedia article about Kullback-Leibler divergence.

* The first law IS microscopic; it is the second law that has both macroscopic and microscopic interpretations.

** Remember that

and that dz = dz(t) by phase-space volume conservation.

The new result

Now let’s follow one single trajectory from the initial state to the final one and back. Due to phase-space volume conservation we have

where we have assumed that the hamiltonian is time-reversible, that is even under inversion of momenta. Substituting into (2) one gets

where the \dagger means time inversion. This is eq. (5) in the paper, with the only difference that we are expliciting time dependence of the densities. Here the paper is unclear about what it is being integrated over, I get confused about whether the argument of the densities are state variables or trajectories. But one can of course perform a change in the integration variables and gets

Because of hamiltonian dynamics the jacobian determinant is 1 and we obtain the desired result

    (3)

where we have made use of the Kullback-Leibler notation.

Coarse graining

An important property of relative entropy is that it decreases upon coarse graining. Let’s consider a partition of the state space in cells \omega_i and define the coarse-grained densities:

Relative entropy is given by

The article displays a straighforward demonstration of this fact. Calling W = \ln \rho/\mu one has

Now \exp -W is a convex function and therefore by Jensen’s inequality one has

Summing over j yealds the relative entropy in the LHS and the coarse-grained relative entropy in the RHS. If one has limited knowledge of the probability distributions over the state space, one still  can get a lower bound on dissipated work. In any case this result refines the second law of thermodynamics. Examples follow in the article.

Discussion and considerations

The nice thing is that (3) compares the forward and backward distributions at the same arbitrary time: in fact such distributions encode all the information we need from a full trajectory, which is splitted into two contributions one of which is reinterpreted as backward. Theoretically one could determine the average dissipated work just by measuring the phase space distributions for forward and backward trajectories. This does not really add a powerful tool, since all we needed in (2) was just knowledge of the initial and final distributions (that is, the energy function).

In any case, dissipation is put in relation with a measure of time-symmetry breaking, as is usually done in such articles. We usually expressed heat in terms of probabilities of forward over backward paths (path-dependent). Here we have dissipated work in terms of the state of the forward and backward path at agiven time (state-dependent).

The problem is that the result works in a very limited situation, that of adiabatic processes, for which exact dissipated work is very easily calculated. Jarzynski’s equality instead holds in greater generality also in the case of an heat flux. Can we think of a more general result? Otherwise we might be absording heat flux into the definition of work. Is this a satisfactory modelization of a physical system or a rather peculiar one? Moreover, can we always do that? What kind of renormalization/coarse graining procedure can we think of to transform the microscopic radom heat flux into a macroscopic deterministic work.

 

 

January 7, 2009

Fiocchi di zucca

Filed under: cucina

 

Cena di inizio lavori. Appetizer a base di crema di zucca. Primo: ancora zucca, sempre rigorosamente mantovana: credetemi, è un’altra cosa. Gnocchi, qui ribattezzati fiocchi, di zucca. Nascono deformi, storpi, filanti, leggeri, e per questo non meritano l’appellativo di gnocco, che vuol dire sodo, convesso, compatto. Impasto a base di polpa di zucca al forno (o al microonde) - assolutamente la zucca non va lessata o fatta al vapore, perchè assorbe troppa acqua e poi bisogna aggiungere farina fino a rendere gli gnocchi troppo gnocchi. Ogni 500 gr. di zucca 150 gr. di farina, un uovo, un cucchiaio di olio, un pizzico di sale, formaggio grana, noce moscata in abbondanza - volendo anche quache amaretto per avvicinarsi al gusto del tortello mantovano, ottimo in questa versione. Proprio così: niente patata. L’impasto risulta molto umido e mordibo, va lavorato con due cucchiaini e buttato direttamente in pentola nella forma che deciderà di prendere. I fiocchi cotti risalgono e possono essere scolati con una schiumarola e conditi in pirofila con parmigiano e burro aromatizzato alla salvia. I tempi di cottura non sono scientifici come per la pasta, gli gnocchi non scuociono in poco tempo. Alla fine del (lungo) lavoro, si riscalda la pirofila pochi minuti in forno.

In questo piatto ho finalmente trovato il posto giusto dove utilizzare l’aceto balsamico tradizionale di Modena, pregiatissimo prodotto di oltre vent’anni di passaggi in acetaie di diversi legni secondo il metodo antico, un regalo d’amici cui faccio pubblicità in maniera spudorata, tanto siamo ben fuori dai grandi flussi merciari del liberismo. Poche gocce trasformano il sapore in qualcosa di sopraffino.

Il secondo, molto più volgare, consisteva in una cacciatora di coniglio con un sughetto di verdurine tagliate fini fini e a base di peperone.

January 6, 2009

Marco Ferreri - Dillinger è morto

Filed under: visioni

2/4

Sono cambiati i tempi. Oggi un film così non avrebbe altrettanto plauso, nè dal pubblico nè della critica. Nella versione DVD manca una scena fondamentale, dieci secondi in cui riceve la lettera di licenziamento. Non capisco come si sia potuto togliere un elmento tanto importante. Il film è un’interessante viaggio, un po’ troppo lento e intellettuale per la verità, nell’alienazione e nella solitudine di un uomo qualunque. Ma il finale lo rovina. Forse sarebbe stato molto più scontato ma [chi non l’ha visto non legga oltre] avrei preferito che terminasse le sue solitarie attività senza senso compiendo come ultimo insensato ed ovvio geto il suicidio.

January 3, 2009

Danny Boyle - The Millionaire

Filed under: visioni

3/4

Stappiamo la bottiglia per le 53 recensioni scritte l’anno scorso, una alla settimana, e inauguriamo il nuovo anno cinematografico. Danny Boyle, regista di Trainspotting, va in India a dirigere un film veramente indiano, non un racconto dall’India di un occidentale, ma un film di Bollywood, con il fato, l’amore vero, un po’ di superficialità e retorica ed anche il ballo collettivo finale alla Victoria Station di Mumbay. Colorato, vivace, appassionato. Qualcuno ha detto "furbetto". Ma soprattutto per la prima volta la consapevolezza di non essere più al centro della rappresentazione del mondo.

December 29, 2008

Nazirock

Filed under: visioni

2/4

Questo documentario lascerà interdetti solo quelli che non erano a conoscenza dell’esistenza di queste realtà e che bonariamente pensavano che in Italia La Vita E’ Bella di Benigni fosse un vessillo culturale universale. Chi ne è stato a contatto, non troverà nulla di interessante: non ci sono numeri, statistiche, esattamente cosa dice la Costituzione Italiana sulla rifondazione del partito fascista e in che termini si pongono quelli di Forza Nuova, spiegazioni del perchè a Roma dopo le elezioni di Alemanno stiano tornando fuori dalle fogne, quali sono esattamente i legami con le tifoserie, che intenzioni abbiano (vogliono rifare la marcia su Roma? Quando? Vogliono partire dal basso? Come?), come si finanziano, quanti uomini forti hanno,  dove sono, quali legami hanno con i personaggi del fascismo, in Italia e in Grecia, quali siano i legami con gli ospiti stranieri… è buono solo da proiettare in assemblea all’università per far venire un po’ di bava alla bocca ai nuclei antifascisti. Già lo vedo Omid che si mangia un tavolo alla vista del prode Caratossidis che racconta ai suoi della rappresaglia a scienze politiche (uno dei momenti di stupidità più assoluta). Veramente, è stato sbandierato come un documentario sconvolgente… io non ci ho trovato nulla di interessante: un giornalista s’è fatto un giro al campo hobbit ed ha qua e là punteggiato il percorso con qualche nota sui personaggi incontrati. E’ interessante solo perchè noi tutti in un campo hobbit non potremo mai metterci piede. E non vorremmo. Tutto qui.

Ah e il finale con le immagini degli ebrei nei campi di concentramento è veramente inutile. Non devi convincere noi. Devi convincere loro. Non credo che gli bastino quei fotomontaggi, ci vuole solo il bastone in quei casi.

Ora vi dico cosa c’è di veramente sconvolgente dal mio punto di vista. Scende un alieno sulla terra e va alla festa di Liberazione. Sul palco un gruppo ska che canta "bandiera rossa", bandiere rosse, falce e martello, gente che salta, spillette con volti sulle bancarelle, Stampa Alternativa, viva la Palestina, pugni chiusi, abbasso gli Stati Uniti, vino a litri, nelle tende a trombare, il capopartito locale prende la parola, domanda a ragazzina di passaggio: non sa parlare, comizio urlato, in manifestazione, slogan, megafono.

Poi va al campo hobbit, sul palco un gruppo ska ch canta "cuore nero", bandiere nere, fasci littori, gente che salta, spillette con volti sulle bancarelle, Edizioni di Ar, viva la Palestina, braccio teso, abbasso gli Stati Uniti, birra q.b., nelle tende a masturbarsi, il capopartito locale prende la parola, domanda a ragazzina di passaggio: non sa parlare, comizio urlato, in manifestazione, slogan, megafono.

Poi si incontrano in manifestazione e se la danno di santa ragione. L’alieno non ci capisce niente.

Non so, credo sempre che dovremmo cercare di differenziarci meglio, almeno sul piano dell’immagine e del merchandizing. Facciamo il comunismo 2.0.

Coralie Trinh Thi e Virginie Despentes - Baise Moi (Scopami)

Filed under: visioni

0/4

Finalmente posso sfruttrare appieno tutta la scala e raggiungere il fondo (altrimenti gironzolo sempre tra il 2 e il 4). Questo lungometraggio che ha fatto "scandalo" (ma di violenza se ne vede di più stomachevole ovunque, e di sesso… beh lo saprete voi), oltre a essere un volgare pornazzo non simulato, pretende pure di fare "critica sociale" con la menata del malessere della vita nelle periferie degli immigrati (haha, bimbe l’avete visto L’Odio?) e contro il maschilismo. E’ girato male, dialoghi demenziali tra dure, trama che pur essendo linearissima riesce pure ad essere forzata (l’incontro tra le due è assolutamente campato in aria). Veramente un film di serie Z. Com’è che l’ho visto?

PS. Mi rendo conto ora che le due attrici e registe hanno avuto tutte vite dure, prostitute, pornoattrici, stupri, droga, violenza, suicidio. Me ne rammarico. Il film rimane una stupidata, ma per il contesto gli levo l’infamia dello zero, che come il Mereghetti appiopperò solo a grandi registi che fanno cazzate.

PPS. Dopo aver letto la recensione del Manifesto (qui insieme ad altre) torno a dargli zero. Non hanno bisogno della mia compassione.

December 27, 2008

Arnaud Desplechen - Racconto di Natale

Filed under: visioni

2.5/4

Trama in parte simile a Le Invasioni Barbariche, film infinitamente più bello: una famiglia di intellettuali si raduna attorno alla matrona malata e vengono al pettine tutti i contrasti e le turbe. Sceneggiatura ben orchestrata, senza concessioni a colpi di scena o spettacolarizzazioni, con una venatura di tensione mai risolta. Punto debole proprio la regia: la sequenza iniziale con il teatrino delle ombre lasciava ben sperare in una cosa alla Gondry, con scene surreali. Invece le scelte registiche rimangono piuttosto convenzionali, a parte alcune inutili inquarature offuscate e alcuni discorsi diretti dei personaggi alla telecamera, troppo sporadici e riempitivi (servono per chiarire la storia, a parte la lettura della lettera di Henry alla sorella) per poterli definire una scelta registica azzeccata. Belli gli interni volutamente sovraccarichi a rendere il tutto più precario e complesso. Inoltre alcuni dettagli che fanno la differenza rispetto al perfezionismo dei grandi registi: il vecchio finge di suonare la chitarra (eddai, non è possibile, cosa ci vuole a imparare due accordi?), la matematica alla lavagna assolutamente pretestuosa.

December 26, 2008

in studio

Filed under: varie

Sono stato per la prima volta a registrare in studio, come accompagnatore al pianoforte di una promettentissima giovane cantante americana, ancora a mezzastrada tra la lirica, il jazz e il teatro, con una voce pulita, non ancora impostata (spero che non diventi mai troppo vibrata e sopranile), ma con una precisione veramente notevole negli acuti. Potete sentire qui i due pezzi più belli registrati: Pergolesi, elegantissimo, e siamo a metà strada tra la musica antica e la musica moderna, ed un pezzo romantico-impressionista di Debussy, molto ruffiano a dir la verità, con tutti quegli accordi semidiminuiti… un vero pezzo strappamutande. Purtroppo non c’è stato molto tempo per provare e le parti pianistiche avrebbero potuto essere molto più curate.

    Giovanni Battista Pergolesi - Se Tu M’ami, Se Sospiri (MP3)

    Claude Debussy - Nuit d’Etoiles (MP3)

PS: sembra che non ci sia modo di scaricare i file ma solo di sentirli in loco. Bel servizio del cavolo questo eSnips. Mi sa che me ne vado al volo.

December 18, 2008

Ken Loach - Il vento che accarezza l’erba

Filed under: visioni

2.5/4

Non sono un fan di Loach, del suo minimalismo espressivo e dell’iperrealismo - pur condividendo la tesi di fondo trovo il suo approccio un po’ troppo borsone. Ricordate i suoi 11 minuti nella raccolta di corti per l’11 settembre? Bella la scelta di evocare l’11 settembre Cileno, ma avrei preferito una provocazione meno pedante. Fatto sta che i film sono spesso fatti bene e le sceneggiature ben articolate, con il giusto contrappeso di ricerca storica, moralismo, politica, per cui il voto si assesta di default sulla sufficienza piena.

L’operazione probabilmente risulta molto più provocatoria per un pubblico inglese, poco a conoscenza della storia antica della questione irlandese. Io avevo avuto un infarinatura su O’Connor, Sinn Fein e la nascita dell’IRA come movimento di resistenza per cui non ne sono uscito sconvolto. Ciò che più mi ha interessato è il parallelismo con la resistenza italiana, con episodi analoghi di guerra e guerriglia, anche se meno violenti: le imboscate, le rappresaglie, le esecuzioni, irlandesi che uccidono irlandesi, i processi sommari, la divisione tra cattolici e comunisti, la debolezza del nuovo ordine (fantastica la scena del processo), la lotta tradita da un patto al ribasso mentre riecheggiano le parole di O’Connor (se scaccerete gli inglesi e non farete una repubblica socialista avrete lottato per nulla); la continuazione dell’IRA e la sua evoluzione da movimento di resistenza a falange rivoluzionaria. In questo si ritrova un parallelismo con la filiazione delle BR emiliane dalla resistenza, tesi di un altro docu-film storico visto di recente.

In ogni film di Loach visto finora c’è un personaggio più anziano e saggio, ma defilato, con idee spintamente comuniste più o meno vetero, che credo insieme formino il suo personale autoritratto.



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